I bonus sociali che il governo ha messo a disposizione delle famiglie hanno funzionato, proteggendole dalla crisi energetica. A sostenerlo è l’economista Sergio De Nardis. «Mentre, sulla scia dei dati migliori per il I trimestre e delle più favorevoli tendenze del II, il consenso dei previsori prende a spostare lentamente verso l’alto la stima del Pil 2022 (Banca d’Italia e Istat si sono prudentemente collocate, nelle ultime stime, in prossimità del 3%), occorre chiedersi come mai uno shock energetico dell’entità sperimentata nel I semestre (le quotazioni di mercato di greggio e gas naturale sono nell’insieme quasi triplicate nell’arco di un anno) non si sia accompagnato ad apprezzabili effetti depressivi sulla domanda interna falcidiata dalla perdita di reddito reale».
«Tre sembrano i principali motivi della tenuta della spesa. Il primo è che lo shock è stato finora consistente, ma molto meno severo di quanto indicato dai prezzi spot (Brent e Gas Ttf) che i previsori prendono a riferimento nelle loro stime. In marzo (più recente dato Istat disponibile), i prezzi all’importazione di greggio e gas naturale erano più alti di circa l’85% rispetto a un anno prima, non del 285% come risultava dalle quotazioni di mercato. È una bella differenza. Essa deriva dal fatto che, soprattutto per il gas, i prezzi effettivamente pagati dagli acquirenti sono quelli dei contratti a medio-lungo termine, legati alle dinamiche delle quotazioni spot, ma non coincidenti con esse».
«Tuttavia, lo shock, pur contenuto, c’è stato e lo si vede ovviamente nella forte accelerazione dell’inflazione: perché la spesa delle famiglie non si contrae a fronte della compressione del potere d’acquisto? Infatti, dopo il calo dei consumi del I trimestre dovuto agli effetti della pandemia e non ai rialzi energetici, la resilienza della spesa emergerà in tutta evidenza nei dati del II trimestre» ragiona dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.
«Qui interviene la seconda fondamentale ragione costituita dagli interventi del governo volti a mitigare l’impatto dei rincari sulle famiglie. Un interessante studio dell’Upb (anticipato in audizione) mostra che queste bistrattate misure (bonus sociali, indennità una-tantum, riduzioni di Iva e accise per gas e benzina) sono state efficaci nel contrastare nel periodo esaminato (fino a maggio 2022) l’aumento di spesa che le famiglie hanno dovuto affrontare a causa della maggiore inflazione, consentendo di compensare un po’ meno della metà del maggiore esborso per il complesso del campione considerato e addirittura tutto il ben più elevato incremento per il decile più povero. Si è avuto, quindi, un apprezzabile effetto distributivo (evidenza di cui politici e parti sociali farebbero bene a tenere conto), anche se le misure non erano per lo più disegnate in tal senso».
«La compensazione è stata parziale per i decili di spesa più alti per i quali, tuttavia, l’impatto dei maggiori prezzi energetici sui rispettivi panieri di consumi è stato anche meno rilevante. Per questo tipo di consumatori sovviene peraltro la terza motivazione di tenuta della spesa. Le categorie di famiglie meno sfavorite hanno potuto far fronte ai rincari, attutiti dagli aiuti governativi, attingendo all’ampia riserva di risparmio involontario messo da parte nei lockdown e procedendo così anche a finanziare la domanda arretrata di servizi (turismo, ristoranti, intrattenimento) finalmente esplicabile con l’allentamento delle restrizioni. È un eccesso di risparmio che andrà naturalmente ad assottigliarsi, ma grazie agli effetti degli interventi di mitigazione del governo, riguardanti anche questi consumatori, la strada verso l’azzeramento di un simile cuscinetto potrebbe risultare più lunga di quel che sarebbe stato altrimenti» conclude.








