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[L’analisi] I 2 miliardi incassati dal fisco per finanziare il taglio delle tasse

È stato quasi raggiunto l’obiettivo di 2,4 miliardi di euro di gettito che il Fisco deve incassare per gli adempimenti spontanei dei contribuenti. Già alla fine di maggio erano stati riscossi quasi 2 miliardi, vale a dire il 79,72% di quanto il ministero dell’Economia si ripromette di ottenere, come indicato dal governo stesso nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede un aumento del 15% delle entrate generate dalle lettere di conformità. Il dato emerge dalle schede inviate dai diversi ministeri a Palazzo Chigi per predisporre la seconda relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Recovery.

Si tratta di risorse che in un futuro, scrive MF-Milano Finanza, andranno a finanziare i tagli delle tasse promessi un po’ da tutti i partiti e la riforma fiscale, attesa per questa legislatura e impantanatasi al Senato in seconda lettura, dopo un travagliato cammino alla Camera per le divergenze sugli interventi per mettere mano al catasto che ha diviso le forze della composita maggioranza riunita a sostegno del governo presieduto da Mario Draghi.

È dalla riduzione spontanea e permanente dell’evasione che arrivano i fondi per alimentare il cosiddetto fondo taglia-tasse. Al veicolo affluiranno quest’anno soltanto 1,4 miliardi della cosiddetta tax compliance ottenuta tra il 2017 e il 2018. Cifra al ribasso rispetto ai 4,3 miliardi entrati nel fondo un anno fa. In realtà dalla tax compliance a cavallo tra le due annualità citate è arrivato di più.

Secondo quanto riportato dalla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef), sui cui è costruito il quadro macroeconomico che farà da base alla prossima manovra, il miglioramento oscilla tra un minimo di 3,1 miliardi di euro (nel caso del calcolo basato sulla variazione della propensione all’evasione) e un massimo di 4,3 miliardi di euro (prendendo come base la variazione assoluta del tax gap).

Di questi, tuttavia, circa 1,7 miliardi di maggiore Iva dall’introduzione della fattura elettronica erano già stati impiegati a coperture delle precedenti manovre di finanza pubblica. Ecco quindi spiegato perché in arrivo ci sono appena 1,4 miliardi. I dati per il 2022 lasciano presagire afflussi maggiori per il futuro, utili a mettere per l’ennesima volta in campo una riforma fiscale. Il lavoro peraltro prosegue. Il Pnrr prevede infatti l’invio di avvisi del Fisco a oltre 2,5 milioni di contribuenti. Rispetto agli obiettivi, al 30 agosto, sono state già inviate più di 1,9 milioni di comunicazioni (il 73,7% del totale)

La spending review

Arriverà invece entro un paio di mesi la relazione per aver il riscontro dei ministri della Salute e della Giustizia sull’efficacia delle pratiche usate per la formulazione e l’attuazione dei piani di risparmio nelle pubbliche amministrazioni. Dalla spending review il Mef guidato da Daniele Franco attende 3,5 miliardi di minori spese tra il 2023 e il 2025. Di questi soltanto 800 milioni saranno nel prossimo anno e ulteriori 1,2 miliardi nel 2024.

Le spese

Come riportato da MF-Milano Finanza venerdì 7 ottobre, al momento la spesa effettiva dei miliardi del Next Generation Eu assegnati all’Italia continua a non ingranare. Complessivamente tra il 2021 e il 2022 saranno usati 20,5 miliardi, in linea, anche se leggermente sotto, con la cifra di 21 miliardi indicata nella Nadef. L’Ufficio parlamentare di bilancio, nella nota in cui ha validato le previsioni a politiche invariate fatte dal Mef, aveva evidenziato il rischio che «la tempestiva ed efficiente attuazione dei progetti» possa essere compromessa dall’aumento dei costi dell’energia e dalla carenza di materiali.

Fattori che hanno pesato sulla predisposizione dei bandi. Ad esempio, per l’alta velocità al Sud è stato necessario adeguare i quadri economici e ripubblicare le gare per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori del lotto Nuova Enna-Dittaino (654 milioni di euro) e ancora del lotto Dittaino-Catenanuova (valore oltre 600 milioni), parte integrante del nuovo collegamento ferroviario Palermo-Catania.

L’ipotesi revisione

Proprio l’aumento dei prezzi è una delle circostanze oggettive indicate dalla Commissione europea come ragione addotta per una revisione degli investimenti previsti dal piano. «Nella sua comunicazione, la Commissione ricorda che il Pnrr è uno strumento basato sui risultati e che le aspettative sull’inflazione erano state in qualche misura incorporate nei costi considerati dagli Stati membri in sede di predisposizione dei rispettivi piani, ma riconosce che l’invasione russa dell’Ucraina ha portato a un aumento non prevedibile dei prezzi per l’energia e dei materiali da costruzione, che quindi va considerato una circostanza oggettiva», scrivono Draghi e Franco al Parlamento.

Anche l’inserimento nel Pnrr del RePowerEu, il piano per ridurre la dipendenza dalle forniture di energia dalla Russia, può servire ad aggiornare il Recovery italiano. Due agganci per quanti nel centrodestra uscito vittorioso dal voto sostengono la necessità di negoziare cambiamenti con la Ue. Resta il fatto che ogni modifica dovrà essere circostanziata e non dovrà diminuire le ambizioni del progetto. Pertanto, gli spazi di manovra, ha ricordato Draghi e con lui l’agenzia di rating Fitch, sono limitati.

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