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L’allarme di Fifo: “1.400 aziende sanitare verso il fallimento” | Il caso

La conferma della legittimità del payback sui dispositivi medici da parte della Corte costituzionale spinge “1.400 imprese verso il fallimento”.

Aziende che, senza risposte, si dicono pronte allo “stop delle forniture di dispositivi medici” agli ospedali.

È quanto paventa Fifo Sanità Confcommercio, Federazione italiana fornitori ospedalieri, dopo il pronunciamento della Consulta.

“Ci lascia sbigottiti – dichiara Sveva Belviso, presidente della federazione – Gli errori della classe politica non dovrebbero mai ricadere su imprese e lavoratori”, invece “il payback genererà una crisi senza precedenti da un punto di vista economico, occupazionale e sanitario.

Secondo lo studio Nomisma commissionato da Fifo Sanità – sottolinea – rischiano il fallimento oltre 1.400 aziende e il licenziamento 190mila addetti ai lavori.

Verrà meno una gran parte della fornitura agli ospedali di dispositivi medici anche salvavita come stent, valvole cardiache e quant’altro.

Ci chiediamo come il personale sanitario riuscirà a garantire le regolari cure ai cittadini negli ospedali.

È urgente un confronto con il Governo Meloni – esorta Belviso – per risolvere una situazione che sta precipitando”.

“Da anni – ricorda – ancor prima dell’uscita dei decreti attuativi del Governo Draghi, abbiamo chiesto con forza l’istituzione di tavoli tecnici per definire una strategia di superamento del payback, ma, nonostante i nostri sforzi sia a livello nazionale che regionale, nessuna parte politica ha preso seriamente in considerazione l’emergenza del nostro settore”.

E “oggi si chiedono 1,2 miliardi alle imprese su bilanci già chiusi in forma retroattiva per gli sforamenti delle Regioni maturati fino al 2018 e altri miliardi per gli anni successivi.

Ci sono aziende – rimarca la presidente di Fifo Sanità – che hanno un payback di oltre il 100% del proprio fatturato: l’unica soluzione per queste sarà portare i libri in tribunale, lasciare a casa migliaia di lavoratori, con gravi danni per le forniture di dispositivi medici agli ospedali.

Non ci fermeremo – assicura – perché non abbiamo alternative.

Per questo, qualora le istituzioni continuassero ad ignorarci, valuteremo nell’immediato con i vertici della federazione, le imprese e i nostri legali un’interruzione delle forniture di dispositivi medici a livello nazionale”.

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