Il Governo “ha verificato lo stato di attuazione dell’uso delle risorse europee per il periodo 2014-2020, lo abbiamo fatto nei confronti dei ministeri e delle Regioni, cioè di tutti gli enti attuatori, e a fronte di 126 miliardi di euro disponibili tra risorse europee, nazionali e regionali del fondo di sviluppo e coesione, la percentuale di spesa, dopo nove anni, è pari al 34 per cento. Comprenderete la difficoltà conseguente, perché quando ci approcciamo al Pnrr le risorse sostanzialmente raddoppiano, perché sono 220 miliardi, gli anni di fatto si dimezzano, perché scendiamo a cinque, col termine a giugno 2026 per completare gli investimenti, e quindi la percentuale di utilizzo di queste risorse è un elemento di forte preoccupazione sul quale stiamo lavorando”. Collegandosi oggi con un convegno della Confapi a Taranto sulla transizione, lo ha dichiarato il ministro degli Affari europei, coesione e Pnrr, Raffaele Fitto.
“Quando si parla di una revisione del Pnrr, non lo si fa per una scelta politica, che sarebbe più che giustificata, ma lo si fa perché ci sono elementi di contesto insieme ad un altro aspetto molto importante che è collegato all’aumento del costo delle materie prime e al fatto che la Commissione Ue ha proposto nei mesi scorsi il Repower EU, un regolamento col quale mette in campo la priorità energetica per dare una risposta alla domanda nuova che emerge”, ha sostenuto Fitto. Mettendo insieme le deleghe degli Affari europei, della coesione e del Pnrr, ha poi detto Fitto in merito alle scelte del Governo Meloni, c’è “l’idea di una interlocuzione unica con una visione che possa mettere insieme, in modo ordinato, l’utilizzo delle risorse europee”.








