La richiesta di un ricorso alla solidarietà al 40% per 1.000 dipendenti (sui 1.300 totali) di Benetton “è troppo pesante. Non possiamo accettarla”.
È quanto ha spiegato Gianni Boito, segretario generale Femca Cisl Treviso Belluno, all’indomani dell’incontro avvenuto con l’azienda.
“Ieri c’è stato l’incontro tra azienda, dirigente delle Risorse umane, le tre sigle sindacali e le 18 Rsu della Benetton.
Venivamo dall’incontro del 20 giugno con il nuovo Ad, il dottor Claudio Sforza, aveva dato rassicurazioni di massima senza nessun esubero ma col ricorso agli ammortizzatori sociali.
Ieri sono venuti con una proposta molto pesante: una riduzione del 40% dell’orario di lavoro con contratto solidarietà per 1.000 lavoratori a esclusione di 300″.
In sostanza, spiega il sindacalista, “hanno chiesto di lavorare tre giorni e starne a casa due.
È una richiesta troppo pesante che non possiamo accettare”.
Ora le parti si rivedranno “tra 10 giorni, abbiamo appuntamento il 15 luglio”.
In quella occasione i sindacati torneranno a chiedere “meno ore di riduzione del lavoro e uno sforzo in più per integrare il deficit.
Stiamo lavorando sulla tutela salariale per ridurre l’impatto sulla busta paga.
Noi siamo disponibili a trattare ma il 40% no”.
Una ipotesi che avanza Boato è di “restare a un giorno di solidarietà alla settimana e in questo vedo un’opportunità per ragionare sulla settimana breve”.
Per altro, ricorda, “la solidarietà non è una novità per Benetton, l’abbiamo fatta già nella gestione Renon con un giorno per tutti e in qualche reparto due”.
Oltre alla proposta, inaccettabile, quello che ai sindacati “non è piaciuto è il metodo: qui c’è un piano sacrifici chiesti ai lavoratori ma quale orizzonte ci aspetta?
Non si possono chiedere sacrifici senza un piano industriale.
Noi ci teniamo particolarmente al metodo”.








