È possibile – si chiede su Repubblica Massimo Ammaniti – che gli adolescenti e i giovani della generazione Z, ossia quelli nati fra la fine degli anni ’90 del secolo scorso e il 2010, siano preda dell’ansia più delle generazioni precedenti?
È vero che i segnali di allarme erano comparsi durante la pandemia con un aumento degli stati di ansia e di depressione fra i giovani, addirittura raddoppiati secondo numerosi studi epidemiologici internazionali.
Una prima spiegazione, abbastanza scontata, metteva in relazione questo allarmante incremento del malessere giovanile con lo stato di isolamento e con l’allarme suscitato dalla pandemia che avrebbero alterato i loro ritmi della vita quotidiana.
Ma forse è stata una considerazione troppo affrettata.
In realtà, sottolinea Ammaniti, la generazione Z è stata la prima ad aver affrontato l’adolescenza con uno smartphone in tasca che faceva entrare in un universo lontano da quello di tutti i giorni, ben più attraente ed eccitante, ma anche pericoloso.
Sicuramente nessuno si era posto il problema di quali conseguenze ci sarebbero state nella personalità dei ragazzi, in una fase nella quale il cervello andava incontro a grandi cambiamenti.
La diffusione degli smartphone in Italia è stata immediata, ad esempio fra i ragazzi dagli 11 ai 13 anni ha raggiunto il 78% nel 2019 e di questi il 50% passa più di cinque ore chattando con gli amici oppure guardando e mettendo in rete foto o video.
Il baricentro dei giovani si è spostato, accanto alle attività e agli incontri nella vita di tutti i giorni c’è il mondo in cui si entra con un clic, ci si incontra fra coetanei, si ricercano conferme attraverso le faccine degli emoticon, evitando quelle che esprimono disgusto o dispiacere.
Sono nuovi codici convenzionali ben diversi dalle emozioni che si sperimentano negli scambi in presenza fra coetanei che non solo vengono vissute, ma anche espresse e riconosciute favorendone la regolazione in modo appropriato.
Gli scambi effimeri degli emoticon sviliscono la sfera emotiva rendendola più fragile e probabilmente modificano la stessa regolazione dell’umore e dell’ansia, generando l’emergenza dei malesseri emotivi.








