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Iran: lo shock energetico riaccende la volatilità dei mercati, il focus è su Hormuz | Lo scenario di Intermonte

“La settimana è iniziata in rosso per i principali listini, colpiti da un marcato sell off in seguito allo scoppio del conflitto militare tra Stati Uniti, Israele ed Iran. Gli attacchi congiunti statunitensi ed israeliani contro numerosi obiettivi militari iraniani, hanno provocato la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dal 1989, e di diversi vertici militari. La risposta di Teheran è stata immediata, con attacchi diretti verso Israele, basi militari statunitensi in Qatar, Kuwait, Bahrein, ed alcune infrastrutture civili, come accaduto a Dubai. Il conflitto ha visto anche uno scambio di missili tra il Libano e Israele, mentre Cina e Russia, al momento, non sembrano intenzionate ad intervenire militarmente.”

È l’analisi del Team Advisory & Gestione di Intermonte.

Ora – proseguono gli analisti di Intermonte – l’attenzione dei mercati è concentrata sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per le esportazioni globali di petrolio e GNL, in particolare verso l’Asia. Nonostante il passaggio non sia ufficialmente chiuso, molte imbarcazioni hanno deciso di utilizzare rotte alternative. Come conseguenza, il prezzo del Brent è salito fino a 80 dollari al barile, mentre il gas naturale europeo TTF ha registrato un rialzo giornaliero del 20%.

In questo contesto, si è assistito anche ad un generale riposizionamento difensivo, con ribassi diffusi sui mercati azionari e rialzi dei beni rifugio, oro e dollaro in primis, ma anche dei titoli legati ai settori petrolifero e difesa. Nel tentativo di contenere il rialzo del greggio, l’OPEC+ ha già concordato un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da aprile. Gli Stati Uniti risultano oggi quasi autosufficienti sul piano energetico, fattore che dovrebbe attenuare l’impatto diretto sull’economia domestica.

Tuttavia, secondo stime della Federal Reserve Bank of Dallas, un incremento del 10% del prezzo della benzina potrebbe tradursi in un aumento dello 0,2-0,4% dell’inflazione headline (PCE) statunitense. I rischi rimangono orientati al rialzo qualora il conflitto si prolungasse per diverse settimane o coinvolgesse altri attori regionali.

Sul piano politico interno iraniano, ieri è stato costituito un consiglio tripartito per gestire la fase di transizione fino alla nomina del nuovo leader. Al momento non emergono segnali di apertura a negoziati, sebbene nei più recenti colloqui di Ginevra Teheran si fosse mostrata disponibile a discutere intese in ambito energetico e militare. Resta da valutare l’eventualità di un cambio di regime che possa avvicinare il Paese alle posizioni politiche statunitensi.

In Asia si registrano ulteriori tensioni tra Pakistan e Afghanistan, a causa della presenza di gruppi terroristici anti-pakistani sul territorio afghano e di uno scambio di bombardamenti, contribuendo ad accrescere l’instabilità regionale.

In ambito commerciale – concludono da Intermonte – l’amministrazione USA ha rivisto al ribasso (al 10%) l’aliquota dei dazi introdotti tramite la Section 122 del Trade Act, mantenendosi tuttavia la riserva di alzarli al 15% nei confronti dei Paesi non allineati alle richieste di Washington. Al momento appare distante il ricorso ad altre basi giuridiche che renderebbero permanenti le misure, attualmente previste per 150 giorni.”

La scorsa settimana c’è stata la pubblicazione della trimestrale di Nvidia: nonostante i dati positivi, con un utile netto ed EPS superiori al consenso, il titolo ha reagito negativamente. Tra le possibili motivazioni ci sono la visibilità limitata sul fatturato in Cina e sul rollout della nuova architettura Vera Rubin, i timori per un futuro rallentamento della spesa in capex degli hyperscaler, e una generazione di cassa significativa ma destinata principalmente ad investimenti futuri piuttosto che ad una maggiore remunerazione degli azionisti. Il trend strutturale dell’AI resta solido, come confermato anche dalla buona reazione ai risultati di Salesforce, ma permangono timori di sovrainvestimento e di potenziale sostituzione nel comparto software.

Sul fronte macroeconomico, Lisa Cook, membro del board della Federal Reserve, ha evidenziato come le nuove tecnologie possano sostenere la produttività, pur con possibili effetti temporanei sull’occupazione. Al momento, il tasso di disoccupazione rimane su livelli contenuti, mentre ha sorpreso al rialzo l’inflazione alla produzione (+0,5% mensile contro +0,3% atteso).

Nell’Area euro, i dati preliminari di febbraio mostrano un’inflazione annua all’1,9% in Germania (sotto le attese), all’1% in Francia (in accelerazione) e al 2,3% in Spagna (sopra le stime). In Italia, l’indice PMI manifatturiero di febbraio è salito a 50,6 punti, tornando in area di espansione e migliorando di oltre due punti rispetto al valore registrato a gennaio.

L’evoluzione del conflitto sarà indubbiamente al centro dell’attenzione dei mercati nel breve termine. In una settimana ricca di nuovi dati macro, da monitorare saranno quelli sul mercato del lavoro e delle vendite al dettaglio statunitensi, importanti viste le recenti dichiarazioni di alcuni membri della Fed sulla resilienza dell’occupazione.

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