La produzione industriale in Italia aumenta del 3,2% su base annua a dicembre 2025, ma l’anno che si è appena chiuso è stato il terzo consecutivo di flessione per il nostro Paese (-0,2%).
Lo comunica l’Istat, sottolineando anche il calo mensile dello 0,4% registrato sempre a dicembre 2025 rispetto al mese precedente.
Nel 2025 non si verifica dunque un calo in linea con quelli più pesanti del 2023 (-2,5%) e del 2024 (-3,5%), ma la performance è rimasta comunque negativa.
Nonostante questo, per l’Ufficio Studi di Confcommercio “alcuni presupposti di ripresa si stanno consolidando”, per quanto “sia presto per immaginare un forte rimbalzo nel 2026”.
Anche per Unimpresa i dati mostrano “segnali per una solida ripartenza”, in particolare “il rafforzamento nella parte finale dell’anno” e un futuro probabilmente caratterizzato “dal progressivo rientro delle tensioni inflazionistiche” oltre che da “un contesto monetario meno restrittivo”.
Non dello stesso parere sindacati e associazioni dei consumatori. La Cgil chiama in causa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, chiedendo “un cambio di passo radicale” in merito alle politiche industriali di fronte a un calo mensile dello 0,4% che rappresenta “l’ennesimo segnale di una difficoltà strutturale”.
L’industria italiana “è ancora oltre cinque punti sotto i livelli del 2021” – spiega il segretario confederale del sindacato, Gino Giove – per cui ci troviamo di fronte “a una traiettoria di indebolimento che si consolida nel tempo”.
Di “tsunami” sull’industria italiana parla invece l’Unione Nazionale Consumatori, per cui il 2025 “è l’ennesimo anno nero”, oltre che testimonianza di “un baratro dal quale non si può uscire grazie ai consumi delle famiglie, essendo ridotti all’osso”.
Il Codacons esprime invece particolare preoccupazione “per l’andamento dei beni di consumo, la cui produzione cala complessivamente del -0,5% rispetto al 2024”, in un contesto di ribasso “che riflette i tagli di spesa operati dalle famiglie nel corso del 2025”.








