Le lungaggini e la complessità dell’ordinamento giuridico sono preoccupanti, così come anche la questione Quirinale.
A evidenziare queste sue due preoccupazioni è Riccardo Illy, presidente Polo del Gusto del Gruppo Illy, in merito alla gestione dei fondi del Pnrr.
«Nell’immediato mi preoccupa la complessità dell’ordinamento giuridico italiano e le conseguenti lungaggini. L’impostazione sembra sia stata deroghe e gestioni commissariali: se i commissari sono perbene e bravi funziona, ma non tutti i fondi sono gestiti dallo Stato, molti saranno affidati a Regioni e comuni dove non sempre la qualità dell’amministrazione è alta. Nella gestione dei fondi europei, ad esempio, abbiamo avuto ritardi».
Per il medio-lungo periodo, invece, «la preoccupazione è per il Governo che sarà costituito dopo le elezioni del 2023, e soprattutto, se Draghi diventerà Presidente della Repubblica, per chi continuerà la gestione dei fondi del Pnrr per il 2022 e parte del 2023 con l’attuale Parlamento? Posso immaginare che nel 2023, se Draghi andrà al Colle, avremo ancora un governo semitecnico, simile a quello di Draghi, e credo che non ci sia difficoltà a trovare altri tecnici di capacità anche se non della stessa esperienza di Draghi. Ma» prosegue Illy «mi preoccupa il 2023, perché il Pnrr arriverà fino al 2025».
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