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Il muro texano è caduto | L’analisi

Vittoria democratica oltre ogni previsione, dal Congresso fino al Texas.

Nel podcast del Post Francesco Costa ed Eugenio Cau leggono il voto come un giudizio sull’intera presidenza

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si sono chiuse con un risultato che va oltre la semplice alternanza.

I Democratici hanno riconquistato la maggioranza al Congresso e, secondo quanto riporta l’ANSA citando le proiezioni dei media americani, hanno preso anche il controllo del Senato.

Ma il dato politico più forte è il modo in cui ci sono arrivati: vincendo negli stati in bilico, nelle sfide considerate difficili e persino in territori dove fino a pochi mesi fa una vera competizione sembrava impensabile.

È la lettura proposta da Francesco Costa ed Eugenio Cau in una puntata speciale che unisce Wilson e Globo, i podcast del Post, registrata a poche ore dalla chiusura dei seggi.

Per Costa il risultato supera “i pronostici e i sondaggi più ottimistici”.

Quello che alla vigilia veniva descritto come un referendum sul presidente si è trasformato, nelle parole dei due giornalisti, in “una bocciatura feroce” non solo del Partito Repubblicano ma di tutta la presidenza di Donald Trump.

Il crollo della partecipazione repubblicana

Sulle cause è ancora presto per conclusioni definitive, avverte Costa.

I primi segnali indicano però un collasso della partecipazione al voto degli elettori repubblicani, accompagnato da una quota di elettori che ha cambiato schieramento.

Un esempio della portata del fenomeno arriva dal Mississippi: nella corsa per il Senato, con il 95-96 per cento delle schede scrutinate, il candidato democratico risultava alla pari con la candidata repubblicana.

In uno stato dove di norma non c’è partita, e dove i Democratici faticano perfino a trovare chi si candidi.

Il Texas, America in miniatura

Il simbolo della notte è però il Texas.

Lo stato più esteso degli Stati Uniti continentali, il secondo per popolazione e ancora in crescita, terra di confine e di petrolio, sede delle imprese di Elon Musk: un’America in miniatura, la definisce Costa.

Qui James Talarico, deputato statale di 37 anni, ha battuto il procuratore generale Ken Paxton, alleato di Trump, conquistando il seggio al Senato.

Secondo Axios, è il primo democratico eletto senatore in Texas dal 1988, quando vinse Lloyd Bentsen, e la sua è la prima vittoria democratica in un’elezione statale dal 1994.

L’Associated Press sottolinea che il voto arriva in uno stato che Trump aveva conquistato con un margine a due cifre appena due anni fa.

Una vittoria ottenuta, ricorda NBC News, nonostante una campagna pubblicitaria da 168 milioni di dollari finanziata da Musk.

Non è stato un successo isolato.

Gina Hinojosa, deputata statale di Austin, ha sconfitto il governatore uscente Greg Abbott, che puntava a un quarto mandato.

Come ricorda Costa, all’inizio i Democratici non trovavano nemmeno qualcuno disposto a sfidarlo.

Secondo NPR, Hinojosa sarà la prima donna latina alla guida del Texas e la prima governatrice democratica dai tempi di Ann Richards, uscita di scena nel 1995.

Nel podcast del Post si aggiunge che i Democratici hanno vinto anche la carica di procuratore generale e la maggioranza nel parlamento statale.

Per un decennio, osserva Costa, si è parlato di un Texas sempre più vicino ai Democratici senza che la svolta arrivasse mai.

Ora, dice, “il muro è caduto tutto in una volta”.

Cosa cambia per la Casa Bianca

Per Trump si apre la seconda parte del mandato con un Congresso ostile.

Secondo l’ANSA, il presidente si è detto disposto ad accettare i risultati e a collaborare.

Resta da capire quanto quella disponibilità reggerà alla prova dei prossimi mesi, quando l’agenda della Casa Bianca dovrà passare da un Parlamento controllato dagli avversari.

Il voto di martedì consegna però un messaggio difficile da ridimensionare: anche nelle roccaforti costruite dal movimento di Trump, gli elettori hanno scelto di cambiare strada.

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