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Ignazio Visco, economista ed ex governatore della Banca d’Italia: “L’Europa cresca da dentro. Il paradosso della sovranità ci rende lillipuziani”

L’ex governatore della Banca d’Italia, intervistato da Quotidiano Nazionale, indica la strada: mercato unico vero, unione del risparmio e degli investimenti, un veicolo comune per il debito oltre il 60% del Pil. E su Mps rivendica: “L’abbiamo salvata noi negoziando con l’Europa”

Prima di chiedersi come competere con le altre aree del mondo, l’Europa deve crescere da dentro, superando la frammentazione di regole che impedisce a un’impresa di operare alle stesse condizioni in tutti i Paesi dell’Unione. È la tesi di Ignazio Visco, economista e governatore della Banca d’Italia dal 2011 al 2023, che in un’intervista a Quotidiano Nazionale firmata da Mariarosaria Marchesano, a margine del Festival internazionale dell’economia, ragiona sulla crisi della globalizzazione e su un’Europa che non è riuscita a mettere in campo gli investimenti necessari per una crescita omogenea.

Sullo sfondo, le proteste di piazza dei giovani e il timore, che serpeggia sui mercati, di una crisi del debito originata dalla Francia. «La crescita è l'unica strada – sostiene Visco – sia per mantenere uno stato sociale che consenta di ridurre le disuguaglianze sia per rendere il debito sostenibile».

Il paradosso della sovranità

Il cuore del ragionamento dell'ex governatore è quello che definisce il «paradosso della sovranità»: ciò che impedisce l'apertura del mercato europeo al suo interno. «Un Paese immagina che più è in grado di difendere i “campioni nazionali” e più è sostanzialmente sovrano – spiega a Qn – ma in realtà è meno sovrano perché i campioni nazionali sono per la maggior parte lillipuziani rispetto a quelli che operano a livello internazionale».

Da qui la conclusione: “È più importante avere una sovranità condivisa in un'area comune che non la singola, piccola, sovranità che ti porta a non crescere. E se non cresci, non riesci a sostenere lo stato sociale. Per pagare le pensioni, la sanità e garantire assistenza ai più deboli finisci per aumentare la spesa fiscale al di sopra delle tue possibilità”.

Il caso francese e la lezione italiana

Quanto al rischio di una crisi del debito innescata da Parigi, Visco lo esclude: “Non vedo questo rischio. La Francia oggi non riesce a fare gli aggiustamenti di bilancio necessari per evitare lo sbilanciamento tra entrate e uscite pubbliche. L'Italia ci è riuscita e, per fortuna, ha tenuto sotto controllo i conti”. La situazione francese, aggiunge, dimostra però che esiste un obiettivo comune: coniugare l'indebitamento con la crescita economica.

Investimenti troppo piccoli

Il limite della crescita europea, secondo l’economista, è la scala. «Molti degli investimenti che si fanno in Europa sono positivi ma di scala ridotta. Se pensiamo che solo nell’intelligenza artificiale gli Stati Uniti prevedono per il prossimo anno mille miliardi di investimenti da parte di 5-6 società, abbiamo immediatamente la percezione che da noi questo non è possibile perché la dimensione della spesa è a livello di un singolo Paese». Per questo l’Europa deve crescere soprattutto al suo interno, oltre che grazie alle esportazioni.

Regole comuni e unione del risparmio

La ricetta è precisa: “Dobbiamo rimuovere barriere e differenze normative dei diversi Paesi, con l'armonizzazione del diritto societario, fallimentare, della componente fiscale, delle pratiche amministrative e ambientali”. Ma non basta: è necessario attuare l'unione del risparmio e degli investimenti, per destinare la ricchezza finanziaria europea agli investimenti produttivi e quindi alla crescita.

Al richiamo del rapporto Letta e alle resistenze degli Stati, spesso protettivi sul risparmio fino a farne un tema di interesse nazionale, Visco risponde tornando al paradosso: «Se restiamo chiusi negli Stati nazionali non avremo mai dei punti di forza comuni come la sicurezza, l’energia e la tecnologia». Tra le maggiori debolezze europee indica l’assenza di un asset sicuro comune: strumenti che sostengono la gestione della liquidità, facilitano le transazioni garantite, rafforzano la trasmissione della politica monetaria e forniscono curve dei rendimenti di riferimento. «L’Europa non dispone di uno strumento che operi su scala e con liquidità comparabili ai titoli del Tesoro statunitensi».

La proposta sul debito oltre il 60%

Più che sugli eurobond tradizionali, Visco punta su una soluzione «più solida»: un accordo in cui i debiti che superano la soglia di Maastricht del 60% del Pil vengano trasferiti a un veicolo comune europeo di gestione del debito, con i relativi oneri a carico degli Stati da cui provengono. Un veicolo «in grado di rifinanziare continuamente il debito attraverso l'emissione di attività europee sicure altamente liquide».

L'ex governatore tiene a precisare i confini della proposta: “L'obiettivo non sarebbe la mutualizzazione del debito, e tanto meno la cancellazione. Non comporterebbe nemmeno la creazione immediata di un'unione fiscale a tutti gli effetti. Piuttosto, punterebbe a creare un'attività di riferimento comune europea in grado di sostenere un'integrazione finanziaria più profonda, migliorando allo stesso tempo la gestione del debito preesistente”.

Il ruolo delle banche

«L’Europa è bancocentrica, effettivamente – osserva Visco –. Ma le banche non fanno prestiti per i grandi investimenti comuni di cui abbiamo parlato, per questo è fondamentale l’unione dei risparmi e degli investimenti». Discorso diverso per l’unione bancaria e il processo di consolidamento in corso, che gli riporta alla mente «quando venivo attaccato da alcune forze politiche negli anni delle crisi bancarie».

«Dodici ore di audizione, nessuna replica»

Il riferimento è alle accuse di Cinque Stelle, Lega e Renzi su una presunta carenza di vigilanza della Banca d’Italia. «Nel 2017 tenni un’audizione parlamentare di 12 ore che lasciò quelle stesse forze politiche incapaci di replicare», ricorda Visco. «Alla fine, facendo i conti, il 90% del sistema bancario era sano anche allora, solo il 10% degli istituti si trovava in difficoltà, in parte per ragioni congiunturali e in parte per motivi legati alla gestione. Nessuno, però, adesso dice quanto siete stati bravi, anche se c’è chi dice che abbiamo uno dei migliori sistemi bancari in Europa e addirittura possiamo permetterci di acquisire le banche degli altri Paesi. Per non parlare del Monte dei Paschi di Siena».

Monte dei Paschi, la rivendicazione

Sulla banca senese l'ex governatore è netto: “Alcuni dimenticano chi ha salvato veramente il Monte dei Paschi. Non è opera di questo Governo, anche se può certo avervi contribuito. Le precondizioni sono state create ai tempi del governo Gentiloni. È stato un processo complicatissimo quando sono state negoziate con l'Unione europea le condizioni per l'intervento pubblico”.

E sul salvataggio pubblico del 2017: «Ovviamente si può fare sempre meglio, ma io credo che allora abbiamo fatto abbastanza bene al punto da poter parlare oggi di banche le cui condizioni sono tali che si pensa a loro per un contributo alla manovra economica». Quello che conta, nei momenti difficili, è per Visco «mantenere l'indipendenza della banca centrale, la buona vigilanza e cercare di trovare soluzioni ai problemi».

Concentrazioni bancarie e piccole imprese

Infine, il timore che le concentrazioni riducano la concorrenza. «Il timore di alcuni è che fuori dai confini le banche commerciali tendano a finanziare la media impresa europea più che quella nazionale. Io credo che le nostre banche funzionino abbastanza bene e abbiano la capacità di sostenere l'economia». Con un doppio monito: «Le nostre troppo piccole imprese devono crescere e rinnovarsi. Al contempo, le banche devono sempre selezionare le imprese meritevoli, così da evitare di trovarsi eccessivamente esposte con crediti deteriorati com'è accaduto in passato».

Il profilo

Ignazio Visco, nato a Napoli nel 1949, economista, è stato governatore della Banca d'Italia per due mandati, dal 2011 al 2023.

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