“I tragici avvenimenti di questi giorni destano preoccupazione e fanno presagire mali sempre maggiori e meno circoscrivibili – commenta Tommaso Greco su Avvenire.
Non sono però un cataclisma improvviso, ma la logica conseguenza di quanto si è preparato negli anni più recenti sul piano militare, politico e simbolico.
Da tempo i venti del bellicismo condizionano pensieri e azioni dei governanti.
Sordi alle proteste della società civile – (che invoca politiche di pace ed è spesso silenziata dai mezzi di informazione) – le élites si fanno guidare dal motto si vis pacem para bellum, convinte che solo preparandosi alla guerra si possa garantire sicurezza.
Da qui discendono la corsa al riarmo, anche nucleare, e la sempre problematica scelta degli attacchi preventivi, figli della logica della deterrenza.
Quando la sicurezza è affidata a un mix di paura, minaccia e sfiducia, non si aspetta che l’altro faccia la prima mossa: si agisce per primi, prima che sia troppo tardi.
È però un argomento delicato e rischioso, perché diventa difficile dimostrare la reale consistenza del pericolo che giustifica l’azione preventiva.
Per questo dovrebbe essere usato con grande prudenza.
Non solo perché, come nel famoso disegno di Francisco Goya, il «sonno della ragione genera mostri», ma anche perché – come scriveva Benedetto Croce nel 1914, prima della «inutile strage» denunciata da Benedetto XV – «non perché vi siano pericoli bisogna perdere la testa e precipitarsi nel baratro».
All’origine di tutto c’è la convinzione, radicata nel nostro tempo, che solo la forza possa essere l’argomento decisivo nelle contese tra Stati.
Le scelte dei governanti, spesso in spregio al diritto internazionale, hanno rafforzato questa convinzione fino a farla diventare senso comune.
Eppure occorre uscire dal tunnel che presenta come unica alternativa quella tra guerra e resa.
Nel caso dell’Iran non è accettabile scegliere tra il massacro dei cittadini da parte di governanti sanguinari e quello compiuto da chi li bombarda per liberarli.
La comunità internazionale non è priva di strumenti.
Ma a forza di voltarsi dall’altra parte si finisce per credere che solo la violenza possa difendere libertà e diritti.
È un errore: dalla violenza nasce altra violenza e quando si persegue un valore non lo si può fare con mezzi che lo negano”.








