Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Ictus: 9 su 10 sono evitabili ma al Sud ci sono pochi centri | L’analisi

Arriva all’improvviso e in quasi la metà dei casi è fatale.

Quando non lo è, l’ictus può lasciare strascichi che possono protrarsi per tutta la vita, intaccando la capacità di muoversi, parlare, alimentarsi, pensare.

Ogni anno colpisce nel mondo 12 milioni di persone, quasi 100 mila in Italia.

Tuttavia, il 90% degli questi ictus potrebbe essere prevenuto intervenendo su un piccolo numero di fattori di rischio, come la pressione alta, alcune anomali del battito cardiaco come la fibrillazione atriale, astenendosi dal fumo, con una corretta alimentazione e con l’esercizio fisico regolare.

È questo il messaggio positivo lanciato in de cumulo vista della Giornata Mondiale contro l’Ictus, che si celebra il prossimo 29 ottobre.

“È di fondamentale importanza che tutti i cittadini siano consapevoli che i fattori di rischio, da soli e ancora di più in combinazione tra loro, aumentano il rischio di essere colpiti da ictus cerebrale”, ha affermato Andrea Vianello, presidente di Alice Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Complice l’allungamento della vita media, l’ictus è diventato una delle principali sfide sanitarie su scala globale.

Negli ultimi 20 anni il rischio personale di incorrere in un ictus è aumentato di circa il 50% e, oggi, una persona su 4 può aspettarsi avere un ictus nel corso della propria vita.

A dispetto dei luoghi comuni, inoltre, non è una malattia degli anziani: circa il 60% di tutti gli eventi si verifica in persone con meno di 70 anni e il 16% in under 50.

Anche per questa ragione, i costi sono in costante ascesa: si stima raggiungeranno i mille miliardi di dollari annui entro il 2030.

Se la prevenzione è lo strumento più efficace per abbattere questo carico di malattia, la tempestività delle cure dopo un evento è l’unica arma per aumentare le probabilità di sopravvivenza e ridurre il rischio di danni permanenti.

Su questo fronte, un’analisi dell’Associazione Italiana Ictus (Isa-Aii) pubblicata nei giorni scorsi ha mostrato che oltre la metà (il 52%) delle Unità Ictus (Stroke Unit) in Italia è concentrata al Nord.

Solo il 22% è al Sud e il 26% al Centro.

Si tratta di una disomogeneità che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza dei malati.

“Ai pazienti deve essere garantita, su tutto il territorio, una presa in carico rapida e una riabilitazione completa.

Per questo è necessario un impegno soprattutto a livello istituzionale”, ha dichiarato Danilo Toni, past president Isa-Aii.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.