Scrive Matteo Persivale sul Corriere della Sera – “I fantasmi sono ovunque in Shakespeare: messaggeri di sventura, vendicatori di crimini. È shakespeariana la caduta simultanea del principe delle tenebre di Westminster e dell’ex duca di York, travolti dal fantasma di Jeffrey Epstein.
Vite lontane e parallele: Peter Mandelson, architetto delle vittorie laburiste dopo anni di sconfitte, e Andrew Mountbatten-Windsor, fratello minore del re. Il Mazarino della politica britannica e il ricco nullafacente relegato al ruolo di ruota di scorta. Mandelson costretto alle dimissioni dalla Camera dei Lord, Andrea privato del titolo con una glaciale nota firmata dal fratello.
È la fine di molte cose: della special relationship tra Londra e Washington, del sogno postbellico di Harold Macmillan — Saremo la Grecia dei nuovi Romani —, dell’idea ambiziosa di anglosfera ora dispersa nel trumpismo e nei nuovi equilibri globali. È anche la fine della Cool Britannia e della Terza Via. Mandelson ne fu l’architetto più lucido: una sinistra moderna, oltre i dogmi della Guerra fredda, con Tony Blair interprete ideale.
Sempre caduto e sempre tornato, fino all’ultima stagione. Oggi restano le macerie. Mandelson, accusato di scambiare informazioni e favori; Andrea, simbolo di un’arroganza impunita. Così diversi, uniti dallo stesso scandalo. Il genio della triangolazione politica e Randy Andy, il playboy dei tabloid. Dritte in cambio di denaro (e altro).
Ora l’establishment finge di non averli mai conosciuti. E nell’angolo resta il fantasma con la tuta da carcerato e la cicatrice viola al collo. Osserva in silenzio. Sorride”.








