Sta entrando al centro del dibattito tra esperti il tema dei depositi bancari e della loro remunerazione. A poco a poco, si estende nell’area dei direttamente interessati e, prima, ancora delle associazioni dei consumatori. Dal canto suo, l’Abi, con il presidente Antonio Patuelli, posta la distinzione tra depositi a durata definita e depositi a vista, torna a insistere sulla necessità di utilizzare leve che orientino queste preziose risorse verso gli investimenti. E non manca di segnalare una serie di vincoli che gravano direttamente e indirettamente pure sul trattamento dei depositi.
In sostanza, elencati i fattori che non militerebbero per un’adeguata remunerazione dei depositi che non siano a durata predeterminata e gli oneri che gravano sulle banche, nonché le scelte compiute dagli istituti in regime di tassi negativi, si ribadisce la natura di servizio dei depositi a vista, non di investimento dunque, a differenza degli altri, la cui remunerazione oggi sarebbe senz’altro competitiva con quella degli altri principali Paesi europei.
In questo contesto, il deflusso dai conti correnti – 50 miliardi nei primi tre mesi dell’anno, come segnalato in una indagine della Fabi – rifletterebbe non solo la necessità di prelevare risorse per soddisfare acquisti di beni di consumo in conseguenza dell’aumento dei prezzi, date le difficoltà di intere fasce di reddito conseguenti al livello dell’inflazione, ma anche il trasferimento a impieghi più redditizi, a cominciare da quelli che possono riassumersi nello strumento dei certificati di deposito.
Nel suo discorso al mercato il presidente della Consob Paolo Savona che ha sollevato il problema di come giungere a una tendenziale uniformità delle remunerazioni tra altre forme di investimento e risparmio gestito. Ha inquadrato questa esigenza in una più ampia tematica: quella, cioè, di pervenire, attraverso diversi passaggi che entrano in scena con le applicazioni dell’intelligenza artificiale, a una riforma complessiva dell’ordinamento che veda le banche ordinarie concentrate nella gestione del risparmio e nel sistema dei pagamenti, liberate dai depositi tradizionalmente intesi, a seguito dell’introduzione di una moneta digitale legale da parte della banca centrale.
Ciò comporta una profonda revisione delle regole e dei controlli. È un’ipotesi molto interessante, frutto della straordinaria competenza ed esperienza di Savona; forse delinea un approdo inevitabile, ma presuppone il coinvolgimento dell’intera Eurozona. In ogni caso il disegno quanto meno segnala l’esigenza di misure adeguate per il settore.
Non basta di certo l’invito che la presidente della Bce rivolge alle banche perché, anche nella remunerazione dei depositi, tengano conto dell’aumento dei tassi e dei vantaggi che ne sono derivati per i loro conti economici. E ciò senza un’analisi, anche solo avviata di questa situazione, mentre, per di più, l’Eurozona si trova in recessione tecnica (come anche la Germania) e si pone il problema dell’adeguatezza della politica monetaria, tenendo conto, sì, della necessaria azione di contrasto dell’inflazione, ma senza dimenticare affatto, come purtroppo sta avvenendo, gli impatti sull’economia reale.
Il rischio è che la Bce, come è stata colpevolmente lentissima nel prevedere l’aumento dell’inflazione – considerata per molto tempo transitoria, quando al contrario non lo era – così tardi nel capire la necessità dei danni all’economia di misure monetarie crescentemente restrittive, con tutto quel che potrà derivare dalla perpetuazione di errori in un senso o nell’altro. Quanto ai depositi, l’esigenza di misure fiscali e di Vigilanza che spingano verso gli investimenti resta innegabile.
Il prossimo 15 giugno si riunisce il consiglio direttivo della Bce e molti previsori danno per scontato un ulteriore aumento dei tassi di 25 punti base, come se nel frattempo nulla sia accaduto che induca doverosamente a una pausa di riflessione. All’opposto, molti stimano, sulla base delle dichiarazioni della presidente Christine Lagarde e delle pressioni dei falchi del direttivo, in primis della componente tedesca, che gli aumenti continueranno ancora nei mesi a venire. Vedremo comunque giovedì se almeno nelle dichiarazioni che la presidente renderà nel corso della conferenza-stampa vi saranno elementi di novità.
Per tornare ai depositi, va dato atto che la concorrenza nel settore bancario è aumentata; tuttavia, pur con i vincoli sopra indicati, sarebbe auspicabile che la competizione tra istituti arrivasse anche a informare il pubblico delle misure che si adottano per il trattamento dei depositi non semplicemente in ottemperanza delle norme vigenti sulla trasparenza, ma, appunto, per competere, per fare meglio dei concorrenti, per rafforzare così immagine e reputazione, rendendo ancor più doverosi gli auspicati provvedimenti per gli investimenti. Non si tratta di un compito di un organismo centrale, come l’Abi, essendo ormai da decenni alle spalle qualsiasi forma di cartello bancario o di super gestione accentrata. invece un campo nel quale si “parrà la virtute” dei singoli istituti.








