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Gustavo Piga (Il Sole 24 Ore): «Il rapporto con l’UE è responsabile della caduta del governo Draghi?»

Sul Sole 24 Ore Gustavo Piga pone una domanda: tra i tanti attori della caduta del governo Draghi, quanta responsabilità si porta dietro la Ue e chi ne ha seguito i suggerimenti? È difficile negare di avere assistito in questi mesi – risponde Piga – a un crescendo di dinamiche interne avverse al mix di politica economica e riforme provenienti da Palazzo Chigi in accordo con Bruxelles.

È altresì innegabile che in economia il governo Draghi abbia mostrato una sola priorità: rispettare le scadenze del Pnrr e le sue condizionalità, che non si limitano a richiederci – pena la sospensione dei pagamenti – di raggiungere obiettivi e traguardi fissati in sede europea ma anche di impegnarci in un cammino di rientro del deficit su Pil verso il 3%. Ma il Pnrr non è stato solo questo afflato austero. È stato anche una serie impressionante di richieste di riforme. Queste sono piombate sul Paese in una fase di forti difficoltà. Eppure il vero problema è stato un altro.

Le riforme del Pnrr e i primi investimenti pubblici partiti nel 2021 dovevano assicurare benefici al Paese. Così non è stato e di ciò è bene capirne le ragioni. L’Italia del Pnrr resta il malato d’Europa – indipendentemente, sembra – da chi lo guidi. Numeri alla mano, secondo la Commissione europea, il nostro rimarrà a fine 2023 il Paese che avrà recuperato meno terreno perduto durante Covid: +1,4% contro il 2,8% medio dell’area dell’euro.

Dove è l’impatto del Pnrr? La realtà è che l’Italia di investimenti pubblici dal Pnrr ne ha visti sin qui ben pochi per via della lentezza della nostra macchina degli appalti pubblici, che questo governo (e il precedente) si è rifiutato di modificare, rafforzandone la capacità operativa. Una riforma, questa sì, essenziale che sarebbe stata facile da effettuare perché potenzialmente non invisa da alcun partito.

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