Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’intervento] Guido Camera (presidente Italia Stato di Diritto): «Per attuare il PNRR servono semplificazione, contrasto alla corruzione e contributo della società civile»

Guido Camera, presidente di Italia Stato di Diritto, ha partecipato all’incontro sul tema “La “messa a terra” del PNRR: coniugare semplificazione, contrasto alla corruzione, responsabilità della società civile” organizzato dalla stessa associazione ItaliaStatoDiDiritto e trasmesso su Radio Radicale. Riportiamo di seguito il suo intervento integrale.

“L’incontro di oggi per noi di Italia Stato di diritto è particolarmente importante. A breve proverò a spiegare e a condividere le ragioni di questa mia affermazione portando un saluto introduttivo ai lavori di oggi a nome di tutti i nostri soci iscritti all’associazione.

Prima tuttavia è dovuto un vivo e sincero ringraziamento a tutti i nostri illustri relatori e soprattutto alla storica istituzione che ci ospita in questo magnifico edificio e in questa emozionante aula, nitidi esempi della versatilità della tradizione artistica e in particolare architettonica italiana che nella città di Roma trova indubbiamente l’espressione più alta in termini di quantità e qualità di bellezze debordanti a ogni suo angolo Roma è ancora certamente, e io sono convinto che sempre rimarrà, Caput Mundi.

E’ dunque un piacere prima che un onore essere qui per discutere insieme di temi così rilevanti, avendo la fortuna di poter mettere a confronto tante persone autorevoli di elevata competenza e professionalità. Se lo abbiamo potuto fare un grazie particolare lo devo ai nostri soci Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi da remoto e Umberto Fantigrossi che hanno raccolto il mio desiderio di organizzare un momento convegnistico su un tema lontano dalla mia formazione pratica professionale ma prioritario per lo Stato di diritto, riuscendo a cogliere il cuore del problema e a finalizzare con concretezza gli obiettivi da porci.

Come dicevo è un giorno importante per la nostra giovane associazione nata meno di tre anni fa. Il convegno di oggi infatti ci consente di fare un primo bilancio del periodo iniziale della nostra azione, in cui ci siamo impegnati tutti al meglio delle nostre possibilità. Un tempo in cui abbiamo dovuto vivere per mesi davvero lunghi nella limitazione di spostamento e di riunione dettate dalla pandemia che potevano fiaccare un’associazione come la nostra appena costituita.

Nonostante ciò credo che non abbiamo mai interrotto la battaglia in favore dei valori per cui siamo nati. Il numero dei nuovi soci che siamo riusciti ad avvicinare sia a Roma sia a Milano ci sembra un segnale di incoraggiamento importante. Continueremo perciò a lavorare con sempre maggiore passione e convinzione circa l’importanza che la società civile può anzi deve avere per supportare lo Stato nelle sue manifestazioni più sane e migliori e tutelare i diritti fondamentali, individuali e collettivi, che riteniamo essenziali in una società libera, democratica e costantemente alla ricerca del progresso, economico, sociale e culturale.

E ciò vale a maggior ragione in relazione all’attuazione del PNRR vista la sua crucialità per gli anni a venire. Ed eccoci alle ragioni del convegno. Dopo esserci confrontati negli ultimi mesi con alcuni dei problemi essenziali posti dalla pandemia allo Stato di diritto, abbiamo parlato di riforma della giustizia, dell’ordinamento giudiziario, del ruolo dei nostri valori nella politica estera a cominciare dal drammatico caso dell’Afghanistan, non potevamo non misurarci con uno degli snodi più rilevanti, una delle sfide più dura e ambiziosa per il futuro della nostra unità nazionale ed europea.

L’attuazione del PNRR infatti è uno straordinario banco di prova per lo Stato italiano che dovrà dare dimostrazione della sua capacità di portarci fuori dal periodo forse più buio dal dopoguerra, rilanciando la vitalità delle regole democratiche liberali come migliore modo di governo da proporre, anche in futuro, all’interno e all’esterno dei confini. Se guardiamo fuori dall’Europa, ma anche al suo interno purtroppo, ci rendiamo conto di come gli avversari di questi indeclinabili valori siano sempre pronti a contrastarli. E anche la profonda crisi che stanno vivendo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna deve aumentare il senso di responsabilità degli italiani europei per il compito che abbiamo davanti.

Negli ultimi due anni del resto abbiamo vissuto una vera rivoluzione, rivoluzione purtroppo non è ancora finita nonostante la straordinaria capacità di resistenza che sta dimostrando la maggior parte della popolazione. Il Covid ha acuito difficoltà strutturali di varia natura, in parte già manifestatesi prima del 2020 e in parte latenti nei principali settori economici e sociali.

Ci sono molte persone che versano in condizioni di drammatica debolezza e sono perciò particolarmente esposte alle sirene dell’oscurantismo, dell’irrazionalità, della sfiducia. Tutti germogli che crescono troppo facilmente in quel terreno straordinariamente fertile che è la paura e che possono essere coltivati da forze ostili allo Stato di diritto come le forze anti democratiche e liberali oppure la criminalità organizzata. Paura della sofferenza, della perdita della propria libertà, del lavoro, delle sicurezze sociali ed economiche raggiunte dalle generazioni precedenti ma soprattutto paura che lo Stato non riesca a farsi carico delle esigenze dei cittadini.

Stato che viene così percepito come un soggetto distante, impersonale, fatto solo di oppressioni e tossica burocrazia e non come dovrebbe essere, cioè un’ istituzione viva e capace di ascolto, oltre che di prossimità, solidarietà e soprattutto capacità di risolvere i problemi.

Abbiamo tra i nostri relatori profondi conoscitori di quanto possa essere nociva per lo sviluppo sociale, culturale ed economico l’incapacità dello Stato di cogliere e interpretare correttamente le esigenze dei cittadini, generando così reale affidamento alla restituzione. Questa è la causa principale del germinare del malaffare e delle associazioni criminali che soffocano in particolare le più belle e potenzialmente produttive aree regionali italiane.

Consentitemi la metafora da appassionati di film western e dell’indimenticabile interpretazione che Kirk Douglas fece di Doc Holliday: il PNRR, e soprattutto la capacità di realizzarlo da parte delle istituzioni, è una sfida all’OK Corral. Le armi per sconfiggere la banda dei Clayton sono quelle di cui oggi discuteremo: semplificazione, contrasto alla corruzione e contributo dalla società civile.

Come hanno rilevato di recente Nicoletta Parisi e Dino Rinoldi nella loro pubblicazione dal titolo “L’attuazione del PNRR italiano: spunti di riflessione sull’architettura euro-nazionale in materia”, anche se per riflettere c’è poco tempo ormai, il PNRR deve essere eseguito entro il 2026, almeno per quanto concerne il finanziamento del pacchetto Next Generation EU, mentre oggi servono quindici anni per finire un’opera pubblica del valore di cinque milioni di euro e ce ne vogliono più di quattro per realizzarne una del valore di trecento mila euro.

Non voglio levare spazio ai relatori, ma sono dati inquietanti soprattutto se si pensa che l’Italia è uno dei paesi maggiormente beneficiato dei fondi europei visto che gli possono essere attribuite risorse pari al ventotto per cento del loro ammontare. Se si pensa alla posta in gioco, e purtroppo si conoscono le zone d’ ombra del nostro Paese, viene subito in mente l’importanza di preservare i fondi europei dall’aggressione della criminalità. Aggressioni che dobbiamo purtroppo aspettarcelo, saranno numerose e particolarmente insidiose. Di qui l’importanza di contrastarle con fermezza, senza però con questo evitare che vengano ingiustamente penalizzati i diritti dei cittadini e le legittime aspettative economiche dell’imprenditoria e in generale del mondo del lavoro.

E’ un compito arduo che impone chiarezza nella scrittura delle norme e presuppone una forte responsabilizzazione anche della magistratura, cui spetta il decisivo compito di applicare le leggi in modo tanto equo e indipendente quanto pragmatico, e a tutte le componenti, anche umane ed economiche, in gioco in ogni vertenza.

Mi piace dedicare gli ultimi minuti del mio saluto al ruolo della società civile sul quale mi ero già soffermato all’inizio di questo mio saluto. In un recente convegno del Comitato economico e sociale europeo al quale siamo stati invitati a partecipare con altri organi ed enti rappresentativi della società civile europea, è stato giustamente osservato che la civil society è un elemento fondante del sistema euro-unitario ed è ora chiamata a divenire lo strumento partecipativo chiave all’interno delle dinamiche dell’Unione per la tutela dello stato di diritto europeo e come supporto al lavoro delle sue istituzioni.

Non è un compito da poco perché richiede impegno, professionalità e sacrificio, ma chi ha gli strumenti per farlo non posso sottrarvisi. Quello che è certo è che la nostra associazione continuerà a dedicarvisi con tutte le proprie forze, con dinamismo e soprattutto con ardente passione, lottando per l’obiettivo di avere una società sempre più giusta, libera e democratica.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.