“Guerra scaccia guerra. L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran mette in secondo piano l’aggressione della Russia all’Ucraina: nell’attenzione delle cancellerie, ma anche dell’opinione pubblica”.
Così Paolo Garimberti su Repubblica:
“Domani e dopodomani – osserva l’editorialista – avrebbe dovuto tenersi un nuovo incontro trilaterale (americani, russi e ucraini) a Abu Dhabi, che in questo momento non è proprio la località ideale per sedersi a un tavolo negoziale.
È sempre possibile uno spostamento di sede (a Ginevra, o a Istanbul).
Ma è più probabile un rinvio.
Trump è in tutt’altre faccende affaccendato e già il suo interesse — e la sua pazienza sempre assai limitata — per l’Ucraina era molto calato visto gli scarsi risultati degli incontri precedenti.
Steve Witkoff, il suo negoziatore universale, dice che l’accordo è fatto al novanta percento.
Ma quel dieci che manca è quello decisivo perché riguarda i territori e le garanzie di sicurezza per il dopoguerra.
Su questi due punti le parti sono molto lontane e irremovibili.
Il maggiore beneficiario di questa situazione è Vladimir Putin, che nella distrazione e la paura provocate dalla terza guerra del Golfo può continuare impunemente a bombardare le fonti energetiche e le abitazioni civili dell’Ucraina nella quasi indifferenza generale.
Nel mese di febbraio la Russia ha lanciato più missili su Kiev e le altre città dell’Ucraina che in ogni altro mese di guerra: il 113 percento in più rispetto a gennaio.
Ora Putin si prepara all’offensiva di primavera, quando le condizioni meteorologiche consentiranno di far nuovamente avanzare i mezzi corazzati e le truppe sul terreno.
L’Iran è una grande alleato della Russia.
Ma nel telegramma di condoglianze per la morte di Khamenei Putin ha evitato di citare gli Stati Uniti e Israele.
E ora lo zar può sfruttare un’opportunità in più che la crisi mediorientale gli offre: il petrolio, il cui prezzo è alle stelle dopo l’attacco all’Iran.
Per Zelensky, invece, l’attacco israelo-americano all’Iran è una maledizione.
Come già accadde in occasione della guerra dei dodici giorni di giugno 2025, l’Ucraina rischia di avere maggiori difficoltà di quante già ne ha a reperire missili e armi.
Nessuno – conclude – ha voglia di ridurre i propri arsenali di fronte alle minacce che arrivano dal Medio Oriente”.








