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Giulio Sapelli, economista: “Ora gli effetti della guerra in Iran si avvertono su petrolio e gas, ma la bomba a orologeria è il boom dei prezzi dei beni alimentari” | Lo scenario

“L’effetto immediato” della guerra tra Iran e Israele–Usa “che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas.

Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare.

Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello Stretto di Hormuz.

Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l’Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l’agricoltura.

Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell’agroindustria.

Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari.

È una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie”.

È l’allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d’azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente.

E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari.

“Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte”, conclude.

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