Francesco Pio Gerini ha 56 anni. Lavora in TIM da 36 anni, è vedovo con 2 figli di 26 e 23 anni.
Ha scoperto la sua malattia nella primavera del 2021, ha avuto due resezioni epatiche, ha fatto tutti i tipi di chemioterapia previste dalle linee guida. Attualmente sta quasi terminando una sperimentazione di fase 3 di un farmaco a bersaglio molecolare.
Nel corso dell’anno 2024 ha concluso 4 maratone, 4 mezze maratone, 1 triathlon distanza olimpica e uno distanza media. Sta preparando la quinta maratona!
Siamo andati a intervistarlo per voi, per capire cosa voglia dire realizzare tutto questo oltre le proprie forze.
Lei è un esempio di coraggio e credo che siano in tanti ad ammirare la sua forza d’animo e la sua positività, a partire dalla sua famiglia. Oltre al lavoro che continua a svolgere in TIM, è anche un grandissimo sportivo: lo scorso 22 settembre ha partecipato all’Ironman di Cervia, una prova davvero impegnativa dal punto di vista fisico. Cosa ha significato per lei realizzare quella che sembrava un’impresa impossibile?
Nel mio caso il significato è simbolico, nelle sessioni dei lunghi allenamenti che ho svolto ho pensato molto a questo aspetto.
Spesso si fanno queste prestazioni estreme per ego, ci metto la componente molto importante degli effetti eccitanti che entrano in circolo nel corpo dopo gli allenamenti, è una specie di droga che ti fa essere sempre a 1000 e ne hai costantemente bisogno.
Nel mio caso ho utilizzato la mia passione per dimostrare ai malati e ai medici che un malato è una persona forte, che ha i suoi sogni e ha una dignità pari agli altri, non mi volevo sentire ogni giorno addosso l’etichetta del malato ed essere circondato da un alone di compassione e di abituarmi a vivere in questo stato.
Come ci si prepara a una competizione come quella dell’Ironman? Bisogna lavorare più sulle condizioni fisiche o su quelle mentali?
La gara è solamente la celebrazione di un lavoro di preparazione fisica e mentale che dura mesi, di allenamenti sempre più duri e lunghi. Oltre alla condizione fisica, (che per il solo fatto di poter concludere la gara deve essere perfetta), ci sono aspetti mentali e di resilienza non indifferenti, nel mio caso sono anche complessi.
Uscire per un allenamento di 4 o 5 ore, magari con temperature elevate è già di per se impegnativo, io ho dovuto aggiungere il fatto che i farmaci chemioterapici che assumo sono spesso molto forti, che gli interventi che ho subito mi hanno prodotto delle menomazioni fisiche evidenti, gli impegni per le TAC, visite ecc.. ll fatto di essere malato di tumore inoltre non mi fa conoscere le reazioni del mio corpo che cambiano di settimana in settimana, è tutto molto più complesso. Se alla base non avessi avuto un sogno molto forte che volvevo raggiungere non sarei riuscito, nei momenti di sconforto mi dicevo sempre, lo faccio perché ho deciso io di farlo !! l’aspetto menatale è fondamentale
Come è stato per lei tagliare il traguardo finale? Cosa ha pensato alla fine della competizione?
Per un malato di tumore in stato avanzato il traguardo vero è quello di poter mettere la bici e gli zaini in macchina e imboccare l’autostrada con destinazione campo gara, quello è stato un momento bellissimo nessuno dei miei medici lo avrebbe immaginato.
Premesso che il traguardo di una competizione ironman è organizzata in modo di creare un evento epico (tribune, musica luci ecc.) , percorrere quel tappeto rosso è stato dolce l’ho fatto camminando non per la stanchezza ma per godermi la gente che mi tendava la mano che mi acclamava, cercare gli occhi dei miei familiari e amici l’ho fatto come lo avevo sognato, si avevo realizzato il mio sogno e dimostrato che sono una persona al pari delle altre.
Sapevo che dopo la riga del traguardo tutto si azzerava, il presente diventava passato e non aveva più valore, allora me la sono goduta davanti ai miei cari e amici … ne valeva la pena!
Quindi coltivare le proprie passioni e lo sport in particolare può essere uno degli antidoti per combattere contro la malattia?
Purtroppo la malattia non ha avuto mai delle incertezze, da tre anni va avanti forte e decisa, quindi a livello medico non penso che lo sport modo abbia affetti sulla malattia, del resto studi clinici a riguardo non esistono… o non sono abbastanza solidi.
Vivere in modo sano da sempre, mi ha fatto ricredere anche su certi aspetti della correlazione della malattia e stili di vita.
A livello mentale per me e la mia famiglia è di fondamentale importanza, il fatto di indossare tutti i giorni l’abbigliamento sportivo, essere impegnati costantemente in gare minori fuori della città, partecipare ad allenamenti comuni. Del resto secondo quanto mi era stato consigliato sarei dovuta stare casa, per proteggere il sistema immunitario, per le complicazioni chirurgiche ecc, e la mia famiglia ad accurdirmi .
Da quando sono malato ho fatto ameno 25 gare in tutta italia di cui 5 maratone e 1 IRONMAN e 2 campionati italiani di triathnon…. Frequentato tanti luoghi tanti amici tanta positività… vogliamo mettere?
Qual è il suo rapporto con il tempo? Cosa significano per lei le parole “passato, presente e futuro”?
Il passato è passato non ha più valore, sia nel bene che nel male pensare al passato significa vivere in una cosa che non esiste più, il futuro, anche lui non esiste, è solo un’altro pensiero, se triste vivo nella tristezza, se felice è falso perché non è reale. Vivere nel futuro significa anche in questo caso essere lontani dall’unico momento vero.
Sto cancellando queste parole dal mio vocabolario dalla mia mente, voglio vivere il presente in modo totale e farlo in modo profondo.
Mi ha molto colpito leggere in una delle sue interviste che le sue relazioni sociali, oggi sono costituite principalmente da altri pazienti affetti dal suo stesso male, dai medici e dai parasanitari. Il mondo in generale fa ancora difficoltà ad accogliere le situazioni di malattia?
Non è questo il punto, quello che cambia è l’importanza che si attribuisce alle situazioni, il mondo “normale” va avanti per la sua strada con i suoi problemi, le banalità del traffico, del clima, del telefonino che non prende, dei piccoli litigi familiari delle sconfitte della propria squadra di calcio…… il 90% delle discussioni avviene su questi argomenti.
Il paziente che frequenta ambienti estremi, dove si è abituati a salutare per’ l’ultima volta il tuo compagno di chemio, dove vieni abbracciato dai figli della tua compagna di malattia che non ce’ l’ha fatta, dove il problema è quello di cercare un ultimo farmaco che ti faccia andare un pò avanti, dove il dolore emotivo è fortissimo, non si sente più di far parte del solito mondo.
Con le sue iniziative lei vuole trasmettere un messaggio importante, legato al suo percorso di vita e al suo coraggio. Cosa vuole dire alle donne e agli uomini del mondo di oggi?
Il messaggio è di non aver mai paura, di vivere l’esperienza della vita in modo pieno ed eccitante, qui ora … facciamo tutti parte del gioco della vita e allora giochiamo senza limiti.








