È tempo che la sinistra risponda sulla questione morale. Lo chiede Federico Geremicca sulla Stampa ricordando i casi Qatargate e Soumahoro: “Se non ci fossero di mezzo i simboli – scrive l’editorialista – quella che ha come epicentro il Parlamento europeo potrebbe forse finire archiviata come una nauseabonda vicenda di corruzione politica: gravissima, certo, ma né rara né inedita.
Ma ad esser colpiti, stavolta, sono appunto dei simboli: e questo cambia decisamente le carte in tavola. Obbligando ad una discussione e ad un’assunzione di responsabilità non esauribile nel pendolo un po’ ipocrita tra garantismo e presa di distanze.
E invece è sorprendente e imbarazzante il silenzio che al terzo giorno di bufera continua a regnare a sinistra. In due parole: ci sono dentro il sindacato e le Ong, i diritti civili e quelli dei lavoratori immigrati, l’Europa e la libertà del mondo femminile.
Di fatto, l’universo di riferimento della sinistra italiana. I tempi delle ‘mani pulite’ sono inevitabilmente lontani.
E lontana è la nettezza – la durezza, addirittura – con la quale Enrico Berlinguer pose la ‘Questione Morale’ come tema ineludibile per il Pci e per il Paese.
Da questo punto di vista – sottolinea – la tempesta che arriva da Bruxelles è esemplare: un intero castello politico-etico-propagandistico crollato in un attimo per la disonestà personale di questo o quello dei protagonisti in campo.
La responsabilità penale è personale, ed è giusto così. Ma la responsabilità politico-istituzionale? Il Partito democratico va verso il suo congresso e sarebbe suicida non riflettere sui ‘derivati’ dello scandalo belga.
La questione morale è un postulato, un valore fondante, oppure se ne può parlare a seconda delle circostanze?
E nella scelta dei “fronti di battaglia” e degli uomini che li rappresentano, non è forse il caso di tornare a metodi e criteri improntati a maggior prudenza e concretezza? La sinistra è da tempo al governo in realtà importanti, a partire dall’Europa.
Ed è chi è al governo – non all’opposizione – che è oggetto di lusinghe e di tentativi di corruzione. In più – per stare al caso in questione – è stata sempre la sinistra (in Europa i socialisti) a porre problemi di diritti negli altri Paesi e dunque a dare battaglia su quanto accade in Qatar (mai sentito infatti Orban protestare per i diritti di donne e gay). Era dunque la sinistra che andava corrotta: ed ha detto di sì”, conclude.
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