Il ministero dell’Economia sta lavorando a strumenti alternativi per convogliare il risparmio verso l’economia reale.
Ad annunciarlo a Class Cnbc è stato il sottosegretario al Mef, Federico Freni, in occasione di Consulentia 2024 in corso a Roma.
STUDIAMO STRUMENTI ALTERNATIVI PER CONVOGLIARE RISPARMIO VERSO ECONOMIA REALE
“Stiamo immaginando di mettere a terra strumenti alternativi per convogliare il risparmio verso gli investimenti sull’economia reale.
È un obiettivo che questo Mef vuole perseguire anche grazie all’attività del ministro Giorgetti che vuole dare all’economia reale un ruolo sinergico”, ha affermato Freni, chiarendo che “l’obiettivo non è la fiammata, ma mettere sul fuoco legna secca che bruci bene e a lungo”.
Il tasso di risparmio convogliato sull’economia reale, fermo al 4%, “è ancora troppo basso per un Paese che immagina una crescita sostenibile e soprattutto è troppo basso rispetto alla quantità di tasso medio del risparmio privato che è più alto.
È quindi preoccupante”, ha spiegato Freni sottolineando che “c’è però un insieme di fattori che determina tutto questo.
Abbiamo sempre avuto una regolamentazione troppo bizantina e non abbiamo mai attivato politiche volte in modo sostanziale a incentivare l’approdo del risparmio privato verso l’economia reale e dall’altro c’è una strutturale sfiducia verso la chimera dell’economia reale e dovremmo essere più bravi noi a spiegare quanto l’economia non sia una chimera ma sia importante”.
Tuttavia, “contiamo di risolvere questo problema nel medio e lungo periodo”, ha precisato.
URGE PUNTARE A CALO COSTO INTERESSI DEBITO
“In questo momento specifico l’Italia cresce e sfruttare il buon momento di crescita per noi vuol dire, nell’ottica di una normalizzazione dei tassi di interesse, sostenere la crescita e garantire che il nostro debito possa beneficiare di un calo della spesa per interessi.
Il nostro problema è il costo del debito”, ha proseguito il sottosegretario al Mef, spiegando che “nel 2023 abbiamo speso per interessi per il debito 80 mld, la legge di bilancio era 25 miliardi e la dotazione dei fondi del Parlamento era di 100 mln.
Quindi noi abbiamo pagato di interessi sul debito quasi 4 volte rispetto a quello fatto con la manovra”.
Dunque, “il problema non è quanto debito hai, ma quanto lo paghi questo debito e come lo gestisci”, ha sottolineato il sottosegretario precisando che “facendo calare la spesa per gli interessi sul debito miglioreremo anche l’affidabilità del sistema Paese, che è già molto alta come ci dicono i dati”.
CON BTP ABBIAMO CANALIZZATO FIDUCIA PAESE SU DEBITO
“È ovvio che i titoli di Stato abbiano un’attrattività diversa con questi tassi di interesse, che non sono fisiologici.
La combinazione virtuosa tra investimento retail, il Btp Valore, e la gran parte di investimento secondario, ci danno una buona sicurezza, soprattutto perché siamo riusciti a canalizzare finalmente la fiducia del Paese sul debito.
Una cosa che non era mai stata fatta fino a oggi in modo così strutturato e che ci consente di dire che, al di là di nazionalizzazioni potabili o meno del debito, il Paese crede in tutto questo.
Perché chi compra debito compra il Paese”, ha dichiarato Freni ribadendo che “il vero strutturale problema di questo Paese è il debito.
È ovvio che sostenere l’acquisto di titoli di Stato è il modo migliore di garantire stabilità al debito e quindi è ovvio che la politica del governo deve essere innanzitutto quella di stabilizzare il debito.
Con debito stabile, con interessi sul debito più bassi, ci sono risorse anche per gestire l’omogenizzazione delle partite fiscali.
Non si tratta di fare sparire il debito con una bacchetta magica, ma calmierare gli interessi sul debito”.
DDL CAPITALI A REGIME, LAVORIAMO A RIFORMA MERCATO
“Il ddl capitali ormai è a regime, stiamo lavorando alla riforma del mercato dei capitali.
Certamente una semplificazione strutturale potrà semplificare l’approdo dei capitali nel mercato e una normalizzazione dei tassi interesse potrà migliorare l’approdo dei capitali privati verso l’economia reale”, ha infine affermato Freni sottolineando che “certamente un altro aspetto importante è la rivitalizzazione dei Pir che abbiamo fatto in legge di bilancio in cui abbiamo dato quegli accorgimenti alla disciplina dei Pir che ci consentiranno di andare oltre”.
Poi, “si può pensare anche ad altro per stimolare la spinta del risparmio verso l’economia reale perché si potrà muovere che si muoverà realmente solo quando una buona fetta del nostro risparmio privato potrà andare verso l’economia reale”, ha concluso Freni.








