All’indomani del DL Bollette varato dal Governo abbiamo intervistato Giuseppe Argirò, vice presidente di Elettricità Futura e Amministratore Delegato di Cva Spa, gruppo di punta nel settore delle Rinnovabili.
Dottor Argirò è appena uscito un importante DL bollette che ha creato un forte disagio nel comparto industriale elettrico italiano e non solo. Quale è la sua posizione sul DL.
Preciso innanzitutto che qui mi esprimo nella mia qualità di operatore e non di Vicepresidente di Elettricità Futura, che lascio invece al vertice per la posizione ufficiale. La mia valutazione è un po’ diversa rispetto a quanto ho letto e sentito da altri autorevoli operatori. Occorre innanzitutto distinguere, a mio avviso, la valutazione sotto due profili: la necessaria contingenza di alcune scelte del Governo da un lato, a mio giudizio obbligate, e la prospettiva strategica del sistema energetico nazionale dall’altro. Mi spiego. La Presidente Meloni ha promosso e portato in approvazione, in raccordo con il Ministro Pichetto, un provvedimento che ha un obiettivo condivisibile: la riduzione nel breve periodo del prezzo dell’energia elettrica per famiglie ed imprese. Non si può immaginare di non assumere un’iniziativa per tentare di migliorare la capacità competitiva industriale del Paese e dare sollievo alle famiglie che sempre più in aumento si ritrovano a scivolare verso la povertà energetica. In questa prospettiva il provvedimento è certamente positivo quale iniziativa emergenziale di brevissimo periodo.
Quindi va nella giusta direzione il DL a suo avviso.
Va nella giusta direzione di perseguire l’obiettivo di ridurre il costo dell’energia oggi se funziona. Se perdiamo tessuto industriale, ricordo che siamo la seconda potenza manifatturiera d’Europa e una delle potenze esportatrici più importanti al mondo, rischiamo che si riducano i clienti a cui vendere l’energia che produciamo. Quindi non si poteva non intervenire.
Quindi lei condivide la scelta del Governo rispetto all’impostazione data al decreto:
Sotto il profilo emergenziale tenta di dare una risposta ed era corretto tentare di darla.
Confindustria ha espresso apprezzamento dopo mesi di tensione. Cosa ne pensa?
Confindustria ha intercettato un bisogno concreto ed attuale, e lo ha segnalato in tutte le sedi. Spiace solo che forse abbiamo perso l’occasione per costruire un dialogo tra domanda e offerta di energia per portare a soluzioni più condivise di quanto oggi non appaiano, anche per responsabilità di cui nessuno è esente. La situazione complessa che stiamo vivendo, anche internazionale, impone atteggiamenti responsabili da classe dirigente al di fuori di ogni personalismo. Noi come altri comparti siamo parte del tessuto del sistema Paese e dobbiamo fare la nostra parte cercando un dialogo intelligente con le parti in buona fede e, possibilmente, soluzioni condivise. In difetto si subiscono scelte che magari potevano essere migliori se portate avanti in modo più proattivo e in tempi idonei dalle diverse parti.
Si poteva impostare in modo diverso il DL?
Si può sempre immaginare di fare diversamente o meglio, ma oggi occorreva agire ed è stato fatto. Ora dobbiamo concentrarci sul possibile miglioramento del DL in sede di conversione e soprattutto per dare soluzioni strutturali e strategiche di lungo periodo per riequilibrare il mix energetico e migliorare la nostra autonomia strategica, al fine di risolvere in modo strutturale il problema del prezzo e della sicurezza dell’approvvigionamento energetico.
A suo avviso farlo attraverso un intervento sull’ETS è corretto:
R- Laddove si interviene per correggere alcune storture nel suo funzionamento, che risultassero determinate da condizionamenti impropri trasformandolo in uno strumento che diventa esclusivamente di finanza speculativa e che si scarica sul tessuto produttivo e su quello più fragile delle famiglie certamente sì. Laddove lo si volesse mettere in discussione per la sua impostazione complessiva del processo di decarbonizzazione del sistema industriale europeo sarebbe a mio avviso sbagliato sotto il profilo strategico.
Perché sarebbe sbagliato nel lungo termine.
Perché minerebbe il percorso di miglioramento della sovranità energetica europea e quindi la sua autonomia strategica. Inoltre, per quanto riguarda ad esempio la generazione elettrica, l’insieme delle tecnologie rinnovabili oggi, quale insieme di rinnovabili, sistemi di accumulo e reti intelligenti di distribuzione e trasporto, può garantire una competitività del prezzo dell’energia oggi che nessun altra fonte può garantire in prospettiva se non con rischi elevatissimi per la volatilità dei prezzi della materia prima, la sicurezza dell’approvvigionamento e la limitazione della sovranità energetica per dipendenza strutturale del nostro Paese dall’estero, a causa dell’assenza sostanziale di fonti primarie di energia. Grazie a queste tecnologie per la prima volta l’Italia diventa un paese detentore di materia prima energetica: acqua sole e vento.
Per la fragilità si riferisce al gas immagino.
Esattamente. Questo provvedimento agevola la crescita del termoelettrico con gas, anche quello meno efficiente, già cresciuto nell’ultimo anno soprattutto per soddisfare la generazione elettrica. Questo è pericoloso nel medio periodo, perché accentua la dipendenza un a volta dalla Russia, oggi da Medio Oriente, Stati Uniti e paesi asiatici e africani e non risolve strutturalmente il problema del caro energia e soprattutto della sicurezza energetica nazionale. Quanto accaduto dal 2021 è stato causato del nostro grave sbilanciamento del mix energetico sul gas che insieme al peso della nostra manifattura ha determinato un impatto immane. L’impatto macroeconomico pagato da tutti i cittadini con crescita rallentata, inflazione, perdita di potere d’acquisto delle famiglie, aumento degli interessi per i mutui delle famiglie e oneri finanziari delle imprese, e aumenti delle bollette del gas e dell’energia elettrica è una cifra che si avvicina se non supera i 200 miliardi di euro solo in Italia, di cui solo per misure pubbliche di emergenza per famiglie ed imprese vale 55 miliardi nel triennio 2021-2024. Se non avessimo avuto la quota di rinnovabili al 40-42% per la sola parte di generazione elettrica l’impatto sarebbe stato di molto maggiore.
Quindi chi dice che le rinnovabili sono costate troppo sbaglia:
Che ci siano state scelte del passato che hanno inciso sugli oneri di sistema è certamente vero, ma vanno fatte due considerazioni puntuali:
- oggi le rinnovabili hanno la capacità di stare sul mercato semplicemente con strumenti di stabilizzazione dei ricavi nel tempo, peraltro promossi, anche se con qualche necessità di aggiustamento, nel DL bollette stesso, al fine di garantire l’enorme mole di investimenti necessari al riequilibrio del mix energetico e quindi ridurre la nostra grave fragilità per l’esposizione ai rischi di dipendenza dall’estero
- se pensiamo ai costi macroeconomici che indicavo prima, determinati dall’impatto dello shock energetico del gas russo, la loro presenza, insieme alla regina delle rinnovabili che è l’idroelettrico, ha certamente contribuito ad attutire in modo rilevantissimo l’impatto della crisi energetica del gas e quindi più che compensando il loro peso in bolletta.
A questo aggiungerei un tema non secondario la filiera del gas ha un impatto poco significativo sul piano occupazionale rappresenta all’incirca un terzo/un quarto di quella elettrica già oggi. Con un processo sostenuto di trasformazione del mix energetico a regime potremmo avere un impatto sia dalla realizzazione che successivamente dalla gestione dell’impiantistica sul piano occupazionale e professionale rilevantissimo in particolare nella filiera idroelettrica in cui abbiamo avuto e possiamo ritornare ad avere una leadership a livello mondiale.
Idroelettrico quindi importante.
L’idroelettrico può essere la chiave di riequilibrio dell’impatto negativo del decreto sul sistema delle rinnovabili nel breve periodo, insieme ovviamente ad un intervento significativo sul quadro normativo delle rinnovabili stesse che vede oggi diverse frizionalità nel sistema autorizzativo e che si riflette poi sul costo dell’energia. Dobbiamo rivedere il sistema delle procedure se necessario anche riaccentrando alcune competenze in capo allo Stato perché le sfide geopolitiche che ci attendono sono drammatiche in questa fase di fortissima discontinuità degli equilibri globali. In questo così delicato contesto non possiamo avere 20 regioni diverse che si muovono in ordine sparso. Ci vuole una forte regia nazionale per limitare i gravi rischi e le fragilità strutturali del sistema, attraverso un’accelerazione del processo di decarbonizzazione. Un’accelerazione ordinata e rispettosa del territorio ma efficace nei tempi e nei costi, e cha garantisca anche ricadute serie sui territori.
Cosa occorre fare per l’idroelettrico.
R – L’idroelettrico è la fonte che subisce nel medio periodo il maggior impatto in assoluto poiché riducendo gli oneri sul gas e rendendolo di nuovo competitivo nella generazione elettrica indirettamente pone una grave condizione per la sostenibilità degli investimenti del sistema idroelettrico oggi, ma soprattutto in prospettiva. Un comparto straordinario, che rappresenta un’eccellenza del nostro Paese e su cui si potrebbe ricostruire una straordinaria filiera produttiva completamente nazionale in ambito energetico. Rappresenta un asset strategico ma è molto vecchio e ha un enorme bisogno di investimenti per poter garantire il suo contributo in prospettiva. Peraltro, all’impatto del decreto si somma l’annosa questione delle concessioni. Per questo sono convinto che il peso che il Governo metterà per tentare di eliminare eventuali distorsioni del mercato delle emissioni, sono certo, sempre con l’Europa, lo metterà per consolidare quella che il ministro Foti pochi giorni fa ha definito l’unica possibilità di soluzione per l’idroelettrico: la cosiddetta IV via.
Investimenti a fronte di tempo per ammortizzarli?
Esattamente, nelle more che l’Europa costruisca un vero mercato con regole omogenee a livello europeo e senza esporre i nostri asset strategici ad una concorrenza globale in totale assenza di reciprocità.
Ed il nucleare?
Tecnologia importante anche ai fini della decarbonizzazione e del miglioramento dell’autonomia strategica. Occorre perseguire l’attività di ricerca e innovazione in corso per le nuove soluzioni tecnologiche che, come ci dicono i principali operatori, potrebbero dare i primi risultati dal 2035.
Per concludere cosa occorre fare adesso?
Dare un segnale sul prezzo dell’energia era doveroso. Averlo fatto sul gas era probabilmente obbligatorio, visto il nostro mix energetico, ma aumenta la gravità dei rischi a cui siamo esposti e mette in difficoltà il raggiungimento degli obiettivi posti da questo Governo nel PNIEC dal punto di vista della decarbonizzazione della generazione elettrica per migliorare la nostra sovranità energetica oltre che il nostro margine di sicurezza per l’elevata dipendenza dall’estero. Quindi in parallelo a questo decreto emergenziale dobbiamo da subito assumere ogni iniziativa per migliorare l’ecosistema al fine di accelerare il riequilibrio del mix energetico mantenendo al contempo alta la capacità di attrattività dell’Italia per gli importanti investimenti di cui abbiamo assoluto bisogno, per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, ridurre le importazioni di materia prima fossile e quindi migliorare il margine di sicurezza e ridurre i rischi sistemici cui ancora siamo esposti.








