Sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia si occupa del Qatargate e sostiene che la nuova questione morale è rappresentata oggi non dai corrotti (ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno) bensì dagli Stati corruttori.
Il vero fatto nuovo dello scandalo di Bruxelles, afferma l’editorialista del Corriere, è infatti il Qatar. Ovvero, la definitiva scoperta di un genere di corruttore del tutto inedito, e cioè gli Stati: non già per ragioni di spionaggio ma per ben altro.
Si tratta perlopiù di Stati africani e asiatici – con l’importante eccezione della Russia – uniti tutti dalla caratteristica di essere retti da regimi non democratici.
In un certo senso quanto sta accadendo lo si potrebbe considerare anche una sorta di nemesi storica.
Una sorta di contrappasso per le tante volte in cui, nel corso dei secoli, avventurieri europei di ogni risma o addirittura rappresentanti delle stesse potenze europee se ne andarono in giro in Asia e in Africa con qualche sacchetto di vetri colorati o di qualche vecchio moschetto arrugginito ad «acquistare» dai capi locali, in cambio di questa paccottiglia, tutto quello che potevano: dagli esseri umani da ridurre in schiavitù a immense estensioni territoriali.
Ma oggi la storia ha cambiato verso ed è l’Occidente che viene preso di mira a suon di euro o di dollari.
Non già però, come detto prima, nel tentativo di corrompere questo o quel funzionario per carpire qualche informazione, per aver accesso a un piano o a un documento, non già a fini di spionaggio insomma, come in sostanza avveniva un tempo, ma per uno scopo ben più ambizioso e grave: per influenzare lo stesso processo decisionale di vertice di quel Paese (o nell’ultimo caso l’Unione europea), per determinarne le scelte politiche anche le più importanti. Perfino per stabilire chi lo governerà.








