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Ecco i paesi che vietano i social ai minori… e chi lo vorrebbe fare | L’analisi

Negli ultimi mesi diversi Paesi hanno annunciato o stanno preparando misure per limitare l’accesso ai social ai minori. L’obiettivo dichiarato è ridurre rischi e pressioni associati all’uso precoce delle piattaforme – cyberbullismo, dinamiche di dipendenza, impatti sulla salute mentale ed esposizione a predatori – ma il dibattito si è acceso anche per altri due nodi: da un lato la privacy, perché la verifica dell’età rischia di richiedere controlli invasivi e una raccolta di dati sensibili; dall’altro il timore che lo Stato allarghi troppo la mano, imponendo divieti e regole percepite come una forma di censura.

Critiche arrivano anche da organizzazioni come Amnesty Tech, scrive Tech Crunch, secondo cui i divieti sarebbero poco efficaci e non terrebbero conto delle abitudini digitali delle nuove generazioni. Insomma, cosa succede se sono i boomer o i millennials a decidere per la Z o l’Alpha? Nonostante questo, varie capitali stanno andando avanti con proposte o iter legislativi.

L’Australia ha fatto da apripista: a dicembre 2025 è diventata il primo Paese al mondo a vietare i social ai minori di 16 anni, bloccando l’accesso a piattaforme come Facebook, Instagram, Snapchat, Threads, TikTok, X, YouTube, Reddit, Twitch e Kick, mentre non rientrano nel perimetro WhatsApp e YouTube Kids. Il governo chiede che siano le aziende a impedire l’accesso ai minori, con verifiche basate su più metodi e non sulla sola autocertificazione dell’età. E in caso di mancata conformità sono previste sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 34,4 milioni di dollari americani).

La Malesia ha indicato a novembre 2025 l’intenzione di vietare i social ai minori di 16 anni, con implementazione prevista nel 2026. In Europa, la Danimarca punta a un divieto sotto i 15 anni: il governo ha annunciato di aver raccolto il necessario politici in Parlamento e, secondo i media, la norma potrebbe arrivare a legge entro metà 2026. Il ministero per gli affari digitali lavora anche a strumenti di verifica dell’età che potrebbero rientrare nell’impianto.

In Francia, a fine gennaio i deputati hanno approvato una proposta per vietare i social ai minori di 15 anni, sostenuta dal presidente Emmanuel Macron come misura contro l’eccesso di tempo passato davanti a uno schermo. Il testo deve ancora passare al Senato prima dell’iter finale.

In Germania, a inizio febbraio i conservatori del cancelliere Friedrich Merz hanno discusso l’ipotesi di un divieto sotto i 16 anni, ma con segnali di cautela da parte dei partner di coalizione.

Anche Grecia, scrivono i media locali, sarebbe vicina ad annunciare un bando sotto i 15 anni. In Slovenia è in preparazione una legge per proibire l’accesso ai social ai minori di 15 anni: il governo punta a regolare in particolare le reti dove si condividono contenuti e cita piattaforme come TikTok, Snapchat e Instagram.

In Spagna, il premier ha annunciato a inizio febbraio un piano per vietare i social sotto i 16 anni, che richiede però l’approvazione parlamentare; Madrid valuta anche una norma per rendere i manager delle piattaforme personalmente responsabili in caso di hate speech.

Nel Regno Unito, infine, il governo sta valutando un divieto sotto i 16 anni e avvierà consultazioni con genitori, ragazzi e società civile. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di imporre alle piattaforme la limitazione o rimozione di funzioni considerate “compulsive”, come lo scroll infinito di contenuti spazzatura.

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