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Ecco come distinguere il rumore di fondo dai fondamentali delle imprese europee | L’intervento di Anita Patel, investment director Capital Group

Le ultime rilevazioni mostrano un’attività economica debole nell’Eurozona.

Il settore manifatturiero ha subito una contrazione, penalizzato in tutte le principali economie europee da una domanda globale fiacca, dall’aumento dei costi di produzione e da un calo delle esportazioni verso la Cina.

Ma è iniziato anche un rallentamento nel resiliente settore dei servizi.

Nonostante le sfide economiche di breve periodo per l’area, la resilienza dei mercati del lavoro dovrebbe contribuire a sostenere la spesa al consumo.

Mentre aumenta la cautela sulle prospettive per la crescita e di rischio latente di una crisi più grave nei mercati creditizi, le famiglie hanno privilegiato un rafforzamento dei propri bilanci a un aumento della spesa.

Il possibile esaurimento dei risparmi da parte delle famiglie può tuttavia portare a una moderazione dei consumi, specialmente in Germania e Francia dove il tasso di risparmio rimane relativamente elevato.

L’effetto positivo sui redditi reali di un calo dell’inflazione primaria potrebbe aiutare l’area a evitare una flessione più grave.

Malgrado una situazione macro complessa per gli investitori è importante distinguere il contesto esterno dai fondamentali delle aziende.

L’azionario europeo, a nostro avviso, è favorito da tre fattori chiave.

Sebbene storicamente le azioni europee siano sempre state negoziate a sconto rispetto a quelle Usa, questo sconto ha toccato un record storico.

Al momento i mercati Usa scambiano a un rapporto prezzo/utili prospettico a 12 mesi pari a 17,6 contro l’11,7 per l’Europa; si tratta di uno sconto del 33%, ben superiore alla propria media storica.

Esso non dipende semplicemente dalle alte valutazioni del mercato Usa, dovute al predominio del settore tecnologico.

In diversi settori, in Europa, troviamo società che scambiano a multipli molto inferiori rispetto alle proprie omologhe statunitensi.

Sfruttando queste valutazioni attrattive e scavando più a fondo, tramite un approccio attivo e bottom-up, un’azienda alla volta, è possibile scovare interessanti opportunità d’investimento in passato poco considerate dal mercato.

Un’altra caratteristica interessante e spesso poco apprezzata delle società europee è il loro maggiore dividend yield rispetto ad altri mercati.

Questo trend appare destinato a proseguire, con l’Europa, secondo le stime di consensus, destinata a battere gli Stati Uniti dal punto di vista della crescita dei dividendi nei prossimi due anni.

I dividendi possono svolgere un ruolo importante in periodi di incertezza economica o di mercato: essi, infatti, fungono da meccanismo di stabilizzazione proteggendo da ulteriori cali dei corsi azionari.

L’Europa ospita alcune delle multinazionali di maggior successo al mondo in settori e segmenti diversificati.

Si tratta di società con un’impronta globale, caratteristica vantaggiosa che consente loro di sfruttare opportunità nei propri Paesi ma anche di crescere a livello internazionale.

Contare su fonti di ricavi diversificate fornisce a queste aziende un maggior grado di resilienza in periodi di rallentamento economico globale, potendo trasferire risorse e capitali in aree a più rapida crescita.

Alcune delle multinazionali europee di maggior successo sono molto abili a sfruttare flussi di ricavi esterni, dall’Asia all’America Latina fino agli Stati Uniti.

Per competere a livello globale le imprese non possono adagiarsi sugli allori.

L’innovazione è la chiave per attrarre e fidelizzare clienti in tutto il mondo.

C’è un mare di esempi di società europee che dimostrano come l’innovazione non sia appannaggio esclusivo degli Stati Uniti o del settore tecnologico.

Queste imprese stanno compiendo progressi innovativi in un’ampia gamma di settori, dalla farmaceutica alla chimica industriale fino al comparto aerospaziale e della difesa.

Negli Stati Uniti i titoli dei giornali sono stati dominati dalle “magnifiche 7”, altrettante large cap del settore tecnologico da cui è dipesa buona parte dei rendimenti del mercato azionario Usa nell’arco del 2023.

Per farsi un’idea della concentrazione del mercato statunitense esaminando il contributo dei primi 10 titoli azionari nell’indice per capitalizzazione a fine novembre, dall’inizio dell’anno a quel momento questo piccolo gruppo ha fornito un contributo al rendimento complessivo dell’indice S&P 500 pari al 77%, pur costituendo solo il 33% della relativa ponderazione.

In Europa, invece, i primi titoli dell’indice Msci Europe costituiscono circa il 22% dell’indice ma hanno offerto un contributo pari a un più commisurato 24% al rendimento complessivo dell’indice nel corso dell’anno.

Questo dato tiene perfino conto di un apporto sostanzioso giunto da Novo Nordisk.

Il gigante del settore farmaceutico non solo è il costituente di maggiori dimensioni dell’indice europeo, bensì i suoi titoli si sono apprezzati del 50% nel periodo grazie alle forti vendite di Wegovy e Ozempic, i suoi farmaci di grande successo per il trattamento del diabete e la perdita di peso.

I primi 10 costituenti dell’indice Msci Europe hanno subito notevoli cambiamenti nell’ultimo decennio.

Oggi variano per settore e segmento e appaiono molto diversi dalle aziende cicliche che in passato simboleggiavano l’opportunità d’investimento rappresentata dall’Europa.

Tra le caratteristiche principali vi sono flussi di ricavi globali, una crescita degli utili stabile e robusta, bilanci in buona salute e dividendi in crescita.

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