Dopo il periodo del cosiddetto “low for long” e il momento dell’aumento improvviso dei tassi degli ultimi 18 mesi, ora l’Europa si trova all’inizio della fase dell’ “high for long”. In qualche misura, tre regimi diversi di tassi di interesse in pochi anni: “la coda” dei tassi zero, la transizione inflazionistica, ora il nuovo mondo. Questa dinamica ovviamente impatta su tutta l’economia, ma per il mondo degli intermediari finanziari è al cuore dei loro processi di allocazione delle risorse e da qui si riversa all’economia reale.
Sotto questo profilo, gli effetti sono certo diversi tra i vari attori finanziari – banche, assicurazioni e investitori conto terzi come i fondi di ogni genere – perché il lato passivo del bilancio di ciascuno determina l’equilibrio finale e qualifica il differente effetto della dinamica dei tassi sul comportamento di questi soggetti.
La nuova fase storica potrebbe essere per tutti relativamente più stabile e meno turbolenta, anche se ciò può sembrare oggi al più una speranza. La differenza a tal proposito la farà l’andamento dell’inflazione e il mantenimento della tendenza in essere, oltre a quando il 2% del target BCE verrà raggiunto. Ma, prendendo per valide le stime attuali, ci possiamo aspettare una stabilizzazione sui livelli dei tassi attuali (o poco sotto), che sarà nel complesso positiva. Rendimenti positivi per il risparmio da un lato, prezzo del capitale relativamente stabile dall’altro.
Tassi nominali e reali certo più elevati del recente passato, dunque, ma valori non “fuori dal mondo”: un tasso reale in area 2% o poco più è in linea con valori spesso riscontrati storicamente e non vi sono ragioni per pensare che non possano funzionare o essere sostenibili nel tempo.“Normal for long”, potremmo chiosare. O almeno normale fino al prossimo grande shock.








