Donatella Stasio sulla Stampa torna sul dibattito di questi giorni: “La mafia – scrive – è un fenomeno umano e prima o poi finirà, diceva Giovanni Falcone.
Ma non con un arresto, neanche dell’ultimo o penultimo boss latitante; a decretarne la fine sarà il tramonto della cultura che la mafia l’ha nutrita, cresciuta e l’ha resa capillare.
Resta un irrinunciabile bisogno di verità a tutto campo. Anche sull’ergastolo ostativo, tema troppo cruciale per essere manipolato. Ma tant’è.
Per molti il carcere è carcere solo se ostativo, se butta la chiave, altrimenti non è. E i giudici di sorveglianza, chiamati a decidere se, come e quando aprire la porta, sono creature tremule incapaci di portare il peso di queste decisioni oppure marionette i cui fili sono tirati dai boss a piacimento. Non è così.
A far riaccendere i riflettori sull’ergastolo ostativo è stato Salvatore Baiardo, uomo di dei fratelli Graviano.
Poco più di due mesi fa, in un colloquio con Massimo Giletti, lasciò intendere di essere ancora ben collegato con certi ambienti al punto da preconizzare l’arresto imminente di un Messina Denaro molto malato, che stava trattando per consegnarsi: lui sarebbe entrato in carcere con un arresto clamoroso mentre qualcun altro ne sarebbe uscito senza molto clamore grazie alla riforma dell’ergastolo ostativo, all’epoca in fase di approvazione”.
Quella sull’ergastolo ostativo, scrive Stasio, “è una riforma delicata – e perciò lasciata dalla Consulta al Parlamento, anche per bilanciarla con le esigenze della sicurezza – ma necessaria per dare concretezza alla cultura costituzionale in cui affondano le radici del nostro ‘stare insieme’. Riforma peraltro ambivalente nel testo diventato legge.
La premier Meloni, infatti, si vanta di aver «salvato l’ergastolo ostativo», che però, in quanto incostituzionale, dovrebbe essere morto.
E del resto, anche chi quella riforma è chiamato ad applicare nei confronti dei detenuti ‘ostativi’ – che non sono né tutti ergastolani né tutti mafiosi – la considera un tradimento delle sentenze della Consulta perché – conclude – per ottenere i benefici impone una prova ‘diabolica’, quindi, impossibile”.
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