Dopo i due episodi letali degli ultimi 2 mesi a Eboli e Vercelli, in cui, ricordiamolo, le vittime erano bambini, si è riaperto e immediatamente richiuso il dibattito sulle misure da prendere contro il rischio di aggressioni canine. Il dibattito però ha un che di surreale. Alcuni gruppi di animalisti, ad esempio, puntano sui piccoli numeri e sull’argomento che i pitbull non sarebbero necessariamente più propensi alla violenza di altri cani, sono molti di più i casi riportati di aggressioni da altre razze, apparentemente innocue anche piccole. Questo argomento è totalmente privo di senso ed analogo a quello di chi, di fronte alla richiesta di bandire le armi d’assalto negli Stati Uniti (i fucili mitragliatori tipo Kalashnikov), sostiene che ci si ferisce più spesso con i coltelli.
La differenza è che un fucile d’assalto, quando spara, ammazza 30 adolescenti in una scuola invece di ferire una persona. Analogamente il pitbull, a differenza di un bassotto, per forza e potenza è capace di ammazzare un essere umano in pochi secondi. Per cui il dibattito sulla presunta ‘cattiveria’ o meno dei pitbull è semplicemente assurdo. L’eventuale regolamentazione della proprietà di razze pericolose non dipende necessariamente e solo dalla aggressività differenziale di queste razze (anche se spesso sono selezionate proprio per questo), ma dalla loro letalità. Le statistiche degli Stati Uniti comunque sono inequivocabili al proposito. Ci sono state nel decennio 2011-21, circa 43 attacchi letali all’anno e di questi il 28% sono da attribuire a pitbull, di gran punga la razza più letale, ancorché meno diffusa del pastore tedesco.
Accantonati questi argomenti, dobbiamo chiederci, come su ogni tema, preliminarmente se una regolazione è necessaria, considerando che ogni limite alla libertà, anche quella di possedere un cane letale, deve essere opportunamente giustificato coi costi che impone sulla società. Questo quesito può essere sciolto solo con statistiche che oggi non abbiamo raccolto sistematicamente in Italia, sui decessi e aggressioni con ospedalizzazioni importanti per aggressioni canine, suddivise per razze. Bisogna stare molto attenti a:
- Rapportare le aggressioni al numero di cani per razza esistenti; una razza molto diffusa può produrre molte aggressioni ma essere in realtà meno pericolosa di un’altra meno diffusa. Questo errore ha condotto molti (sempre animalisti) in passato a sostenere che la razza più pericolosa fosse il pastore tedesco (sempre con l’intento di minimizzare l’impatto di razze sotto la lente).
- Guardare non solo al passato genericamente, ma anche alle tendenze più recenti. E’ un fatto abbastanza percepito che le aggressioni serie stanno crescendo, probabilmente proprio con la diffusione di certe razze.
In altri termini per decidere avremmo bisogno di statistiche affidabili, ma in assenza dobbiamo decidere con quelle esistenti (anche degli altri paesi) comunque perché non possiamo rischiare vite umane (soprattutto di bambini) per mancanza di statistiche. Sulla necessità di regolamentare ricordiamo che il paese più liberale del mondo, in cui sicuramente l’imposizione di vincoli viene presa solo in caso di necessità provata, il Regno Unito, bandisce alcune razze, tra cui il Pitbull e il Dogo argentino dal 1991, dopo una sequenza di attacchi letali (15 in 10 anni). Bandita è soprattutto la riproduzione, la fonte in effetti del problema, perché ricordiamo che queste, come tutte le razze canine, sono tutt’altro che naturali ed esistenti, dipendono da selezioni operate dagli esseri umani e la stessa scelta di prendere un Pitbull invece di un Golden Retriever è una scelta che si basa su preferenze umane. Per cosa, ci si deve chiedere.
Una volta accertato che una regolamentazione è necessaria, l’Autorità preposta dovrebbe chiedersi quale tipo di regolazione è la migliore sulla base dei costi imposti ai vari attori. Ci sono sul tavolo varie opzioni:
- La proibizione all’inglese. Complessivamente l’opzione meno costosa ma più impositiva sui proprietari. Bisognerebbe cominciare dalla riproduzione, probabilmente permettendo ai proprietari esistenti di mantenere i cani già esistenti (in UK furono sequestrati e trattenuti in canile). Introducendo però un documento per distinguere cani legali da quelli non legali (eventualmente venduti illegalmente dopo il bando).
- L’introduzione di un obbligo di addestramento per razze pericolose e un patentino con valutazione psicologica come per il porto d’armi per il proprietario (con responsabilità civile anche per lo psicologo), escludendo chi ha commesso reati violenti. Si tratta di una opzione costosa perché introduce una serie di obblighi molto più difficili e costosi da monitorare. Il costo del sistema dovrebbe gravare sui proprietari attraverso una tassa, meglio se una tantum per il rilascio del patentino e sull’acquisto del cane. Va detto che questa soluzione è inutile se, come dicono molti animalisti, i cani che aggrediscono lo fanno in maniera totalmente imprevedibile (erano sempre stati ‘buoni’ prima e lo sono dopo).
- L’introduzione di una regolamentazione più ‘leggera’ come, ad esempio, l’obbligo di museruola e catena a cani di certe razze, facilmente monitorabili e di cui la violazione sarebbe sanzionabile. Anche in questo caso dovrebbe rimanere obbligatoria una certificazione della razza del cane, con un registro.
Non dobbiamo ovviamente dare per scontato che la regolamentazione sia necessaria, ma sarebbe arrivato il momento di una valutazione seria ed equilibrata. La avevano peraltro richiesta, inascoltati, i maggiori esperti di razze canine, anche mettendo in luce come la stessa selezione di alcune razze è stata fatta esplicitamente con l’obiettivo di renderle più forti e aggressive, piuttosto che difensive. D’altronde se si introduce il patentino con valutazione psicologica per i proprietari, la prima domanda cui dovrebbero rispondere in maniera convincente è perché preferiscono proprio quel cane.
In ultima analisi, comunque, l’importante è prendere una decisione razionale, basata su opinioni esperte settoriali, ma anche su dati e calcoli di valore condotte da statistici o economisti. Non certo su una presunta cattiveria dei cani.








