Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Così i social ci riportano al feudalesimo | L’analisi di Stefano Mannoni, professore alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze

Tecnofeudalesimo. E così che i filosofi dell’infosfera descrivono i rapporti di potere in cui il ruolo del depotenziato re è rivestito dallo Stato.

Quello del feudatario è incarnato dalle piattaforme digitali.

E infine la platea dei vassalli spetta alla parte del volgo platealmente sfruttato dai riottosi feudatari.

In “Romanzo fiscale. La fiscalità internazionale dal far West al nuovo disordine mondiale” (Franco Angeli) Philip Laroma Jezzi, professore di Diritto Tributario a Firenze, ci racconta proprio questa storia, di una brutale violenza appena attenuata dalla scelta di articolare il racconto su due livelli di narrazione.

La prima farà felici commercialisti e tributaristi che troveranno dipanato l’ordito che i chierici del diritto tributario hanno cesellato per servire i loro signori beffando gli Stati che pretendono di esercitare un vuoto dominio eminente su chi detiene realmente il potere.

E la seconda narrazione è quella di una vera e propria trahison des clercs nel quale il nostro Philip prende la parte di un Julien Benda 2.0 nel fustigare artefici e complici di un massacro.

Il massacro dello Stato e della sovranità che la ipocrita e venale scienza giuridica occidentale vendono al migliore offerente.

Sì proprio quella sovranità a cui si offrono fatui sacrifici da cinquecento anni.

E qui non parliamo dell’Irlanda, del Lussemburgo e dell’Olanda che sfilano come primi della classe dell’ortodossia europea salvo pugnalarla alle spalle quando pretenderebbe di esercitare le sue primigenie prerogative.

E non ci riferiamo nemmeno a quella galassia di caricature di Stati che ospitano con tutti gli onori i sovrani feudali della nuova era, dalle Cayman in giù.

Ma ci riferiamo nientemeno che agli Stati Uniti, corifei della sovranità sotto le volte del Congresso e omicidi della stessa ogniqualvolta si tenti di riabilitare i suoi poteri di fronte alle tracotanti piattaforme digitali.

Il racconto di Philip riprende con saggia intuizione il titolo di un giallo di successo: romanzo criminale.

Perché questa storia è scandita da rapine, colpi di mano, gigantesche frodi.

Solo che a differenza dei gialli che si rispettino, qui la storia non è a lieto fine.

E chi nutrisse il minimo dubbio a questo riguardo, si riservi un posto per l’insediamento del bandito numero uno, Donald Trump, che pratica molto male la sovranità che predica così bene, apprestandosi con suprema sfacciataggine a riservare una bella fetta di immunità a chi ha servito così bene la sua campagna elettorale.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.