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Continua la volata dell’oro | L’analisi

La volata dell’oro continua, con il metallo giallo che ha superato 2.300 dollari l’oncia (prezzo spot) giovedì 4, ma i titoli auriferi sono rimasti decisamente indietro.

La loro performance media, sintetizzata dall’indice Nyse Arca Gold Miners, a uno, due e tre anni è infatti pari a -3%, -10% e -1%, mentre quella del metallo prezioso alle stesse date è rispettivamente del +13%, +7% e +9%.

Le ragioni, secondo MF-Milano Finanza, sono da ricercare innanzitutto nel fatto che le azioni aurifere tendono ad avere una natura ciclica, essendo influenzate dal livello dell’attività economica.

Inoltre la crescita dell’inflazione ha comportato un incremento dei prezzi dei fattori di produzione mineraria, come energia, manodopera e attrezzature.

“I costi totali di produzione dell’oro (All-In-Sustaining Costs, Aisc), che comprendono l’intero costo di produzione del metallo prezioso, inclusa l’esplorazione e la messa in funzione di nuove miniere, sono aumentati”, dice Aneeka Gupta, direttore della ricerca macro di WisdomTree in Europa.

Senza contare il fatto che man mano che la quantità di oro in una miniera si avvicina all’esaurimento, l’estrazione diventa più difficile e costosa.

Lo sfasamento tra la performance dell’oro e quella dei titoli azionari “è stato probabilmente determinato, in larga misura, dall’aumento dei costi operativi che si è registrato nel corso degli ultimi anni, e che non ha consentito l’espansione dei margini tipicamente implicita nell’aumento del prezzo dell’oro”, sottolinea anche Imaru Casanova, portfolio manager di VanEck.

Non bisogna poi dimenticare i temi Esg (Environmental, social, governance) che hanno acquisito un peso importante per le società aurifere.

Se la sicurezza è stata storicamente una priorità assoluta, i fattori Esg sono adesso necessari per fidelizzare gli azionisti.

Una metrica Esg ben nota è quella delle emissioni di gas serra (Ghg).

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