La manovra di bilancio costerà all’Italia nei prossimi dieci anni 6,1 miliardi in interessi sul debito. Si parte da 291 milioni di euro nel 2024 per arrivare a 891 milioni nel 2033. Dal 2034 la stima, che tiene conto degli effetti in termini di indebitamento netto, salirà a 940 milioni l’anno. Il costo dello scostamento approvato l’11 ottobre dal Parlamento è contenuto nella relazione tecnica che accompagna il disegno di legge di Bilancio inviato in Senato.
Cifre che contribuiscono a far salire l’asticella di quanto lo Stato è tenuto a pagare sul proprio debito. L’ammontare, scrive MF-Milano Finanza, oscilla ormai attorno ai 100 miliardi di euro, vale a dire più di quanto si spende in istruzione e quasi pari alla spesa sociale, ha ricordato Francesco Profumo, presidente dell’Acri, l’associazione che riunisce le fondazioni di origine bancaria. Il tema del caro-interessi è ben chiaro al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che in più occasioni ha avuto modo di ricordare come ciò tolga risorse per altri interventi.
A conti fatti la politica monetaria restrittiva intrapresa dalla Bce ha gravato per 14-15 miliardi, destinati al costo del debito e sottratti ad altre misure. Sono i numeri che sia il titolare del Mef sia la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, snocciolano di continuo per spiegare alle forze politiche a sostegno del governo che i soldi sono pochi, sono stati destinati soprattutto al taglio del cuneo fiscale e alla riduzione delle aliquote Irpef e che quindi la manovra dovrà passare indenne la discussione in Parlamento, senza emendamenti che ne possano compromettere i saldi.
Le previsioni del disegno di legge di Bilancio, finanziato per 15,7 miliardi in deficit e nella quale altri 2,2 miliardi sono stati recuperati con micro-interventi fiscali sulla rivalutazione di beni e partecipazioni, tabacco, casa, prodotti per l’infanzia, indicano che il prossimo anno al pagamento degli interessi sarà destinata una somma che dovrebbe aggirarsi sui 97 miliardi, per poi schizzare a quasi 109 miliardi il successivo e superare i 112 miliardi nel 2026. Nel 2023 gli interessi rappresenteranno l’11,2% della spesa, contro il 18% dell’area salute e istruzione e il 25,5% destinato alla previdenza e alle politiche di sostegno.








