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Confcommercio si schiera contro il salario minimo | Il caso

No al salario minimo per legge.

Meglio rafforzare la via della contrattazione: individuando i trattamenti previsti nei contratti leader e facendoli valere per tutti.

Confcommercio rilancia la contrarietà rispetto ad un intervento legislativo che indichi la soglia dei 9 euro l’ora.

Soglia che il contratto del terziario già supera, anche per i livelli più bassi, sottolinea la vicepresidente Donatella Prampolini.

Il rischio, a suo avviso, è di annientare la contrattazione e appiattire le retribuzioni.

Per questo, Confcommercio condivide il documento del Cnel: promuovere maggiormente la contrattazione è “la scelta giusta”.

Il testo finale del Cnel sul lavoro povero e il salario minimo arriverà domani sul tavolo dell’assemblea per il voto definitivo: nel testo confluiranno la prima e la seconda parte del documento elaborato dalla commissione dell’Informazione, dove si è registrato il no di Cgil e Uil.

Dopodiché sarà inviato alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che lo scorso 11 agosto aveva incaricato il Cnel guidato da Renato Brunetta di mettere a punto in 60 giorni un documento con le osservazioni e le proposte, in vista della legge di Bilancio.

Nel testo si punta a valorizzare “la via tradizionale” della contrattazione.

“La mera introduzione di un salario minimo legale non risolverebbe né la grande questione del lavoro povero né la pratica del dumping contrattuale né darebbe maggior forza alla contrattazione collettiva”, si legge nel documento della commissione, dove si parla di trattamenti economici “adeguati, che non devono limitarsi alla fissazione della tariffa minima ma anche, per precetto costituzionale, concorrere alla determinazione del salario giusto evitando così il rischio, soprattutto per le piccole e medie imprese, di un livellamento verso il basso e non verso l’alto delle retribuzioni”.

Impostazione che trova d’accordo la Cisl con il segretario generale Luigi Sbarra, che rimarca il no a fissare una soglia di salario minimo per legge e rilancia la proposta di prendere a riferimento i trattamenti economici complessivi dei contratti prevalenti, estendendoli settore per settore.

Il salario minimo “serve” e va fatto coincidere con i minimi dei contratti maggiormente rappresentativi, rimarca il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, mentre “il Cnel nel suo documento dice in modo assoluto che non serve”.

Diversa la posizione della Cgil che invece dice sì ad introdurre un salario orario minimo con una soglia sotto la quale nessun lavoratore possa essere pagato ma nell’ambito di una legge sulla rappresentanza e erga omnes con la validità generale dei contratti.

Sul fronte del terziario va avanti, intanto, il confronto per il rinnovo del contratto scaduto alla fine del 2019, che riguarda oltre 2,8 milioni di addetti: “Il nostro auspicio è arrivare alla firma il prima possibile.

Non vogliamo concentrarci solo sulla parte economica, vogliamo discutere e rivedere anche alcune parti normative che non sono più in linea con i tempi”, afferma Prampolini.

Mentre si registra una carenza di personale.

“Facciamo fatica a trovare lavoratori”: nel turismo e nel commercio ne mancano, rispetto al 2022, circa 480 mila.

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