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Carlo Trigilia (Domani): «Ecco la scelta da fare per rifondare il PD»

“C’è un equivoco di fondo che grava sulla ‘questione Pd’. È l’idea che si debba decidere tra due prospettive: quella ‘riformista’, orientata a un liberalismo aperto alle istanze sociali, e quella ‘massimalista’, spinta verso l’assistenzialismo”.

Carlo Trigilia su Domani prova a fare chiarezza e spiega che “in realtà le cose non stanno così. La vera scelta che il Pd ha davanti – scrive il sociologo – è quella tra il recupero della capacità di rappresentanza dei gruppi sociali più disagiati, che ha quasi del tutto perso (più di altri partiti di sinistra europei) con il grande esodo verso le formazioni di protesta e populiste, e invece il proseguimento dell’illusione del partito dei ceti medi che come mostrano i dati, ignorati nel dibattito continuano a preferire l’offerta originale del centrodestra a quella succedanea del Pd.

Il primo corollario che ne discende è che si può essere di sinistra, nel senso di cercare la rappresentanza dei gruppi più disagiati, senza essere necessariamente assistenzialistico antisistema. E oggi possibile – sottolinea l’editorialista – costruire un’alleanza estesa tra gruppi più disagiati e ampi settori dei ceti medi più aperti a una redistribuzione responsabile e sostenibile.

Questa strada si basa su un riassetto coraggioso del welfare, della tassazione, delle relazioni industriali e delle politiche per l’innovazione che non frena ma sostiene lo sviluppo, ed è sperimentata da alcuni partiti di sinistra a forte tradizione socialdemocratica (paesi nordici e Germania dopo Schröder), nel quadro di una democrazia negoziale.

Secondo corollario. Lo schema riformisti-massimalisti suggerisce in pratica al Pd di insistere su una prospettiva di Terza Via che si è dimostrata fallimentare per la sinistra, ma anche per le democrazie, con la crescita del populismo.

Ma è impossibile che un partito di sinistra possa risollevarsi e recuperare il suo elettorato popolare con una prospettiva di questo tipo. Cioè senza porsi non solo come partito dei diritti, o all’americana come catalizzatore dei movimenti della società civile, ma anche e soprattutto come partito di contrasto delle disuguaglianze crescenti.

Resta da verificare, possibilmente in un congresso costituente con una discussione vera, e magari valendosi di una sorta di libro bianco da affidare a competenze scientifiche, la praticabilità di questa strada e solo allora – conclude – decidere se il Pd debba continuare o sciogliersi”.

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