Governare le transizioni tra sicurezza e fragilità del sistema Paese
Le grandi trasformazioni economiche e geopolitiche impongono oggi una nuova capacità di governo delle transizioni. È questo il filo conduttore dell’intervento del professor Bernardo Giorgio Mattarella, ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss Guido Carli, intervenuto nel corso dell’incontro “Governare le transizioni. Tra fragilità e shock energetico”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia nell’ambito dei Cenacoli della Ripartenza.
Il confronto, moderato dal professor Luigi Balestra, presidente dell’Osservatorio, ha visto dialogare Mattarella con Giuseppe Argirò, vicepresidente di Elettricità Futura e amministratore delegato del Gruppo CVA, mettendo a confronto la dimensione istituzionale e quella industriale delle grandi trasformazioni in corso.
Al centro dell’analisi di Mattarella vi è la consapevolezza che molte vulnerabilità del sistema italiano sono rimaste per anni sullo sfondo. «Molti di questi problemi che si sono formati nel tempo prima ci potevamo permettere di trascurarli. Ora non ce lo possiamo più permettere», ha osservato.
Le fragilità strutturali dello Stato
L’intervento di Mattarella ha preso le mosse dal volume “Governare le fragilità”, scritto insieme a Roberto Garofoli, nato da una riflessione sul funzionamento delle istituzioni italiane dopo gli shock degli ultimi anni.
«Il nostro punto di partenza è proprio lo stato del sistema amministrativo statale, i punti di forza e di debolezza del sistema amministrativo statale», ha spiegato.
Secondo l’analisi dell’autore, eventi come la pandemia, l’attuazione del PNRR, la guerra in Ucraina e la crisi energetica hanno modificato profondamente il contesto in cui operano le amministrazioni pubbliche.
«Non potevamo prescindere dal contesto, perché il contesto in cui operano le pubbliche amministrazioni è cambiato profondamente nel giro di pochi anni», ha affermato.
Questo nuovo scenario ha reso evidenti alcune dipendenze strutturali del Paese, dalla sicurezza energetica alla disponibilità di capitale umano qualificato.
Capitale umano e crisi demografica
Tra le fragilità più significative individuate da Mattarella emerge quella legata alla demografia e alla formazione.
Il calo della popolazione studentesca e la riduzione dei diplomati rappresentano infatti una sfida diretta per il futuro del sistema produttivo.
«Fra 18 anni avremo una quantità di diplomati che è meno di due terzi di quelli che abbiamo oggi», ha spiegato, evidenziando come questa dinamica avrà effetti profondi sull’università, sul mercato del lavoro e sulla competitività del Paese.
Per questo motivo il capitale umano rappresenta la principale leva di sviluppo. «Il capitale umano è fondamentale soprattutto in un Paese che non ha materie prime», ha sottolineato.
Mattarella ha ricordato come l’Italia presenti ancora un numero di laureati inferiore alla media europea, con particolare carenza nei settori tecnico-scientifici.
«Se dovessi scegliere una fragilità su cui intervenire, farei riferimento alla formazione che è ciò che crea futuro».
Europa, istituzioni e sicurezza
Nel dialogo con Luigi Balestra è emerso anche il tema del rafforzamento della cooperazione europea, in particolare sul piano della sicurezza e della difesa.
Secondo Mattarella, pensare che un singolo Stato europeo possa affrontare autonomamente le sfide geopolitiche contemporanee è irrealistico. La dimensione europea rappresenta quindi un elemento fondamentale per la stabilità e la sicurezza del continente.
Accanto a questo tema, l’analisi si è soffermata anche sul funzionamento delle istituzioni e sul rapporto tra responsabilità amministrativa ed efficienza della pubblica amministrazione.
Sul tema della cosiddetta “paura della firma”, Mattarella ha invitato a evitare contrapposizioni ideologiche. «La paura della firma va studiata riconoscendo al funzionario pubblico il diritto di sbagliare», ha osservato, evidenziando al tempo stesso la necessità di mantenere adeguati strumenti di responsabilità.
Qualità delle leggi ed efficienza dello Stato
Un altro nodo centrale riguarda la qualità della produzione normativa. Secondo Mattarella, il ricorso frequente ai decreti legge incide inevitabilmente sulla qualità delle norme e sulla capacità delle istituzioni di programmare nel medio periodo.
«La Costituzione vorrebbe rendere difficile fare le leggi, ma noi troviamo sempre le scorciatoie», ha osservato.
Questa dinamica produce effetti anche sul funzionamento complessivo dello Stato. «La prospettiva è soprattutto quella dell’efficienza della giustizia, del legislatore, dell’amministrazione», ha spiegato, indicando nell’efficienza delle istituzioni una condizione essenziale per affrontare le grandi trasformazioni economiche e sociali.
Il confronto con Giuseppe Argirò ha così permesso di intrecciare la dimensione istituzionale con quella energetica e industriale, offrendo una riflessione più ampia sulle fragilità del sistema Paese e sulla necessità di rafforzare la capacità dello Stato di governare le transizioni in corso.








