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[L’analisi] Andrea Battista (economista): «L’attività finanziaria potrebbe compensare i limiti dei commerci»

«La deglobalizzazione potrebbe ampliare ruolo e valenza della finanza internazionale, fattore globale per definizione, piuttosto che ridurli». A evidenziare questo paradosso è l’economista Andrea Battista. «Il tema della “deglobalizzazione” è ormai piuttosto di moda, in particolare come effetto delle dinamiche del post pandemia. Il principale riferimento in tal senso è la riallocazione delle catene di fornitura, dopo gli shock pandemici e post pandemici, dal che ne consegue che stiamo soprattutto parlando di economia reale, della produzione di merci e semilavorati, nonché delle difficoltà che incontra il dispiegarsi del commercio internazionale (ultimo accordo multilaterale globale in materia risale addirittura al 1994)».

«Il fenomeno è relativamente nuovo, un film in svolgimento e niente affatto concluso. In generale, è difficile immaginare che sia complessivamente desiderabile, perché la globalizzazione, con tutti i suoi difetti e costi, ha indiscutibilmente contribuito ad aumentare i livelli di benessere di milioni di persone in giro per il mondo. Come afferma il direttore generale del WTO, Ngozi Okonjo – Iweala, sarebbe piuttosto auspicabile una “riglobalizzazione” ossia un’interdipendenza “migliorata” piuttosto che ridotta», scrive sul magazine online InPiù.net.

«In questo contesto, un limitatore dei danni potrebbe venire proprio dalla finanza, ossia dal movimento dei capitali, che è e rimarrà globale. Se pensiamo alla Brexit, è difficile affermare che Londra quale centro finanziario sia arretrato o arretrerà in misura significativa, mentre gli effetti reali sono piuttosto visibili. Il processo di movimento dei capitali è essenzialmente motore di allocazione di risorse. Quanto viene limitato in termini reali può in parte dunque essere “compensato” in termini finanziari».

«La finanza trova il modo – grazie alla sua natura intrinsecamente liquida – di superare barriere che la dinamica politica o le scelte delle imprese possono creare. In generale, i capitali continuano a muoversi vorticosamente e limitarne il movimento appare velleitario, oltre che sbagliato (eccetto casi estremi, come le sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina). Il paradosso, dunque, è che la c.d. deglobalizzazione potrebbe ampliare ruolo e valenza della finanza internazionale, fattore globale per definizione, piuttosto che ridurli».

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