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Antonella Mariani (Avvenire): «La chiusura delle scuole in alcune Regioni è soprattutto una questione femminile»

Antonella Mariani analizza su Avvenire la gestione scolastica durante la pandemia, tormentata dalle decisioni singole delle Regioni, che pian piano hanno deciso di scavalcare il Dpcm del governo, e dai risvolti che questa ha per donne e bambini.

«Si allunga la lista delle Regioni italiane in cui le scuole di ogni ordine e grado resteranno chiuse per alcune settimane. Un passo ben oltre ciò che prescrive il Dpcm del 3 novembre, che “salva” l’insegnamento in presenza per le elementari e per la prima media. In cinque Regioni italiane invece i portoni di tutte le scuole, nessuna esclusa, nei prossimi giorni resteranno sbarrati, benché senza incontrovertibili dati scientifici che attribuiscano la responsabilità dell’aumento dei contagi alla frequenza scolastica, prova ne siano la Francia e la Germania dove, con gli studenti in classe, la curva comincia a scendere».

L’esempio europeo si è tentato di seguirlo, ma la prudenza di molti governatori ha fatto cambiare la rotta, ignorando le conseguenze sulle famiglie, soprattutto sulle donne, con le scuole chiuse.

«Ma c’è un altro aspetto sul quale non ci si è soffermati a sufficienza, forse perché considerato – a torto – un risvolto “privato” della questione apertura/chiusura delle scuole. Se anche gli alunni più piccoli restano a casa in didattica a distanza, di conseguenza le famiglie hanno il compito di accudirli e di accompagnarli nello studio. Dal primo lockdown sappiamo com’è andata, cioè che le madri lavoratrici sono state le più penalizzate. Anche i padri sono stati coinvolti, non c’è dubbio, ma le madri di più. Nella seconda ondata, le lavoratrici italiane (così come quelle di quasi tutti i Paesi europei in cui le scuole sono rimaste aperte) si erano illuse di essere risparmiate da questa immensa fatica. Non a tutte è andata bene».

Lo scenario si sta ripetendo, “approfittando”, soprattutto al Sud, delle donne inoccupate. «E forse non è un caso che a optare per la chiusura completa delle scuole siano quattro Regioni del Sud Italia in cui il tasso di occupazione femminile è sensibilmente inferiore alla media nazionale. È come se si approfittasse di una situazione di fatto – il gran numero di donne inoccupate – per rendere apparentemente meno ‘dolorose’ le conseguenze di una misura assai più drastica di quelle messe in campo dal Governo. Se si crede che il disequilibrio di genere nel mondo del lavoro sia un reale handicap per la crescita dell’Italia, è importante che i segnali siano inequivocabili, da Nord a Sud. Anzi, soprattutto al Sud».

«La chiusura totale delle scuole – conclude Antonella Mariani –, per quanto decisa in una situazione di grande preoccupazione, è una dimostrazione del fatto che il sovraccarico nel migliore dei casi e la disoccupazione o la sottoccupazione nel peggiore, per qualcuno non sono un problema per risolvere il quale val la pena impegnarsi in via prioritaria anche in tempi di crisi, ma addirittura possono diventare una discutibilissima ‘risorsa’ da sfruttare».

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