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Andrea Orlando (Ministro del Lavoro): «Blocco dei licenziamenti, nessun blitz. I partiti ripongano le bandiere»

«La dinamica che può guidare un Paese in pandemia non è la stessa di un Paese che ne esce. O le forze di maggioranza ripongono le bandiere, oppure mettono a rischio la tenuta del quadro politico. E ciò riguarda prevalentemente la Lega, che è quella che agita più bandiere». Lo afferma il ministro del Lavoro, Andrea Orlando intervistato da Federico Fubini per il Corriere della Sera a proposito della vicenda del blocco dei licenziamenti. Misura poi ritirata.

Onorevole Orlando, com’è possibile non vi siate capiti in Consiglio dei ministri? «La norma è stata elaborata in poche ore in modo da dare più strumenti alle imprese per attenuare l’impatto della fine del blocco dei licenziamenti. La sostanza è rimasta, con gli incentivi alle imprese a usare la cassa integrazione fino a fine anno senza dovervi contribuire. In cambio si impegnano a non licenziare. L’altra norma, su chi chiede cassa Covid a giugno, era un corollario conseguente».

Chi la critica dice che non era nel decreto e lei ha fatto un blitz, non parlandone in Consiglio dei ministri. «Mica l’ho scritta all’ultimo nei corridoi di Palazzo Chigi. Quella norma è stata inviata per posta elettronica certificata agli uffici legislativi competenti due giorni prima. In Consiglio ho solo rinviato al testo, come si fa in questi casi. E poi ne ho parlato apertamente in conferenza stampa, a fianco di Mario Draghi. Secondo lei lo avrei fatto, se ci fosse stato un sotterfugio?».

Maurizio Stirpe di Confindustria dice che lei è un “arbitro con la casacca”: quella dei sindacati. «Non voglio alimentare polemiche, ci sono troppe cose da fare. Sono nelle istituzioni da tempo, credo di aver dimostrato sempre di saper ascoltare parti lontane fra loro. L’unica casacca che ho è quella della coesione sociale».

Questa mini-crisi rivela una maggioranza che fatica a trovare compromessi. Sta cominciando a sfilacciarsi? «Finché la pandemia era in fase acuta, tutti o quasi convergevamo sull’esigenza della vaccinazione. Ora si vede che esistono ancora una destra e una sinistra. Tenere insieme questi fattori dipenderà dalla capacità di tutti di non agitare bandiere e non perdere il treno del Recovery. Ma non è un percorso che si fa naturalmente, senza la politica».

L’allentarsi dell’emergenza è un liberi tutti ai partiti? «Vedo una volontà di gran parte delle forze politiche di resistere a questa tentazione. E penso che alla fine il ruolo svolto da Draghi consentirà di prevenire questo rischio. Se però fingessimo di non vederlo, non faremmo un buon servizio a noi stessi: finiremmo per trovarcelo in mezzo ai piedi all’improvviso. Non basta dire “facciamo le riforme”, perché ognuno ha idee di riforma diverse e qualcuno mostra le classiche contraddizioni del populismo. Io ho avuto Matteo Salvini che al mattino chiede di prolungare il blocco dei licenziamenti e la sottosegretaria al Lavoro Tiziana Nisini, anche lei leghista, che al pomeriggio vuole l’opposto».

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