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Alla scoperta della silver economy, la nuova grande arena di sviluppo economico e sociale | Lo scenario

“Nel nostro Paese, quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni e l’Istat prevede che nel 2035, gli over65 arriveranno al 30% e al 35% intorno al 2050; in valori assoluti, sono oggi quattordici milioni di persone che diventeranno diciotto tra poco più di dieci anni. Anche gli ultraottantenni sono una quota consistente e in forte crescita di italiani: il 7,5% oggi, che arriverà al 14% nell’arco dei prossimi venticinque anni”.

Lo ricorda in un articolo sull’ultimo numero di Dimensione Informazione, mensile di politica, economia e società diretto da Roberto Serrentino, Matteo G. Caroli, Associate Dean per l’Internazionalizzazione Luiss Business School.

Numeri sufficienti ad evidenziare che l’aggregato dei così detti “anziani” rappresenta e sempre più rappresenterà un aggregato di primaria importanza oltre che sociale (e politica) anche economico-produttivo. “Del resto – scrive Caroli -, già nel 2018, la Commissione Europea pubblicò un rapporto sui profili e le tendenze di quella che definì la “silver economy”, definita come l’insieme delle attività economiche che rispondono ai bisogni delle persone anziane, inclusi i prodotti e i servizi che esse acquistano direttamente e le ulteriori attività generata dalla loro spesa.

Quella che può essere chiamata la “generazione silver” rappresenta, dunque, un grande mercato che alimenta diverse filiere produttive” e secondo elaborazioni di Banca d’Italia, “gli over65 hanno un patrimonio (mobiliare e immobiliare) medio di circa € 300.000 (superiore a quello di tutte le altre fasce di età, esclusa quella immediatamenteprecedente), che porta ad un valore aggregato di oltre 4.000 miliardi. Hanno anche un reddito netto pro-capite intorno a € 17.000; la parte di anziani relativamente benestanti ha un valore di “spendibile netto” valutato per l’anno 2020 in poco meno di 250 miliardi”.

Attorno a questo grande e differenziato aggregato di persone “ruoterà un complesso sistema di economia pubblica e privata che andrà dalle cure mediche ai servizi assistenziali; dalle pensioni alla gestione del risparmio; dal turismo all’alimentazione; dai prodotti/servizi per il tempo libero a quelli per il benessere e la cura della persona; dalla mobilità alla casa e alle nuove forme di residenzialità. Un enorme sistema di offerta che dovrà rispondere non più solo alle esigenze connesse all’allungamento dell’aspettativa di vita, quanto soprattutto alla richiesta di vivere in buona salute e piacevolmente per i sempre più numerosi anni che (salvo gli imprevisti) la farmacologia ci consentirà di trascorrere su questa terra”. E c’è un altro fondamentale ambito in cui i silvers stanno diventando una componente importante, conclude Caroli, “quando non cruciale, ed è il mondo del lavoro”.

In virtù anche della “crescente, inevitabile, “avarizia” del sistema pensionistico pubblico e lo squilibrio nel mercato del lavoro con una domanda in molti settori ben superiore all’offerta (in parte anche nelle fasi di recessione), è molto probabile che i silvers-lavoratori saranno presto un esercito sempre più ampio e rilevante”, una “grande opportunità di integrazione di competenze ed energie diverse ma potenzialmente molto sinergiche” con i giovani, confermata dal fatto che “una importante conferma a riguarda è il fatto che la maggior parte delle “start-up tecnologiche di successo sono caratterizzate da una compagine imprenditoriale “multigenerazionale”.

Una grande opportunità che potrà essere colta a due condizioni: attuare all’interno delle organizzazioni politiche efficaci di gestione delle “diversità”, in questo caso appunto generazionali, di inclusione e trasferimento di competenze; rinnovare le competenze e le abilità dei “silvers”, soprattutto sul fronte dell’utilizzo delle nuove tecnologie, attraverso una adeguata attività formativa”.

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