Botta e risposta tra Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’innovazione, e Open Fiber, controllata al 60% da Cdp e al 40% da Macquarie, sui ritardi per realizzare il piano per la banda ultra larga.
“Appare francamente poco credibile che Open Fiber sia in grado di realizzare i lavori nelle aree grigie nei tempi previsti dal Pnrr, se non è stata in grado neanche di fare quelli nelle aree bianche, accumulando così enormi ritardi, ritardi che sono addirittura cresciuti nell’ultimo anno”, ha detto Butti, al Forum Asstel sulle Telecomunicazioni.
Secondo quanto previsto dalla Concessione, Open Fiber deve rendere attivabili 6.411.150 unità immobiliari entro il mese di giugno del 2023. Dalla fine del mese di settembre 2022 alla fine di ottobre 2022 (ultimo dato disponibile nel Report appena pubblicato dal Mise), “il numero complessivo di unità immobiliari, dove il servizio di Open Fiber è attivabile, è cresciuto di sole 50.520 unità, raggiungendo in totale il numero di 2.088.156 unità con una performance realizzativa tra le più basse di sempre”, ha sottolineato Butti.
“Per rispettare i tempi, Open Fiber deve quindi rendere attivabili altre 4.322.994 unità immobiliari da qui a giugno 2023, il che equivale a una media mensile di circa 540.000 realizzazioni contro una media negli ultimi 6 mesi di circa 46.000 unità mensili.
Desolante è, infine, il fatto che, leggendo il Report del Mise disponibile, quello del 31 ottobre 2022, si apprende che sono stati attivati i servizi nelle aree bianche solo a 104.651 unità immobiliari”, ha proseguito il sottosegretario. Pronta la replica di Open Fiber.
Sul tema dei ritardi “stiamo lavorando pancia a terra per recuperare i ritardi che si sono accumulati negli anni. Oggi la macchina operativa farà si che questi ritardi siano recuperati in modo importante”, ha detto Mario Rossetti, ad di Open Fiber.
Non solo, secondo quanto si apprende da alcune fonti, la velocità di costruzione di Open Fiber risulta “in linea con il piano di completamento degli interventi nelle aree bianche condiviso a giugno con Mise e Infratel che permette la salvaguardia dei fondi europei”.
Alla fine di ottobre la società controllata al 60% da Cdp e al 40% da Macquarie nelle aree bianche aveva in commercializzazione 2.683.000 unità immobiliari, di cui oltre 220.000 messe in vendibilità nell’ultimo mese.
Complessivamente, nelle aree bianche Open Fiber ha già completato i lavori civili in oltre 4 milioni di unità immobiliari in FTTH su un totale di circa 6.4 milioni.
Considerando le unità immobiliari già disponibili alla vendita e quelle in attesa di essere offerte agli operatori partner, la velocità di costruzione risulta dunque in linea con il piano di completamento degli interventi nelle aree bianche condiviso a giugno con Mise e Infratel che permette la salvaguardia dei fondi europei. Il governo ha ereditato una situazione “molto più critica, rispetto a quanto formalmente emerso.
Rispettare gli obiettivi del Pnrr per le telecomunicazioni sarà complicato e molto impegnativo”, ha prospettato Butti.
Il governo Meloni vuole che l’Italia torni a essere protagonista attraverso “una strategia nuova e più ambiziosa, una strategia che aiuti innanzitutto le aziende italiane a tornare a crescere.
Per questo motivo ho intenzione di convocare, quanto prima, un tavolo con gli amministratori delegati dei principali operatori italiani”, ha annunciato Butti.
L’obiettivo del tavolo non può limitarsi alle misure immediate che gli operatori peraltro giustamente richiedono, come ad esempio le agevolazioni per i costi dell’energia (un tema già di per sé altamente drammatico) o l’adeguamento dei limiti elettromagnetici o la riduzione dell’Iva.
“Dobbiamo avere la consapevolezza che queste sono tutte misure necessarie, ma sono anche misure tampone, ovvero misure che non risolveranno la crisi strutturale del settore.
Ciò che occorre è una visione strategica chiara, di lungo periodo per il futuro dell’intero settore, che fino ad oggi è venuta meno”.
Secondo Butti, le nuove reti richiedono nuovi business model. “Dobbiamo chiederci verso quale direzione il settore deve andare.
Le nuove reti (Ftth e 5G) richiedono nuovi business model e un rapporto di collaborazione e cooperazione costruttiva sia con l’industria verticale (automotive, industry 4.0, energia, mobilità, salute) che con gli Over The Top (Ott). Cercare un nuovo mindset per l’intero settore è oggi fondamentale”, ha concluso.
Prendendo la parola, l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha sottolineato come se tutti gli operatori del settore delle Tlc “dichiarano una difficoltà economica: o c’è un virus che ci ha infettati tutti e siamo tutti incapaci di gestire le nostre aziende o c’è un problema strutturale a cui vanno date risposte rapidamente. Non possiamo aspettare il 2024 per alcune cose”.
Con il nuovo governo “le dichiarazioni ci sono” ma, dice Labriola, “non posso presentare al mercato finanziario un piano in cui ci sono promesse”, come su costo dell’energia e l’Iva. “Servono risposte dalla politica”.
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