Se per comprare casa a Milano la fuga dei privati è verso le periferie, considera i prezzi sempre più proibitivi, le grandi società alla ricerca di nuove sedi preferiscono concentrare la ricerca nelle zone centrali della città.
Dall’hinterland a Scalo Farini, da Porta Nuova a Porta Romana, sono numerose le aziende che dalla fine del Covid hanno deciso di traslocare o di prenotare spazi in cui spostare in futuro i rispettivi quartier generali in alcune tra le zone più richieste della città.
Non concentrandosi più solo nel centro storico, ma puntando invece su edifici di nuova costruzione o raccomandazioni a nuovo con profonde ristrutturazioni all’interno di zone in ascesa.
Che in un circolo virtuoso hanno così finito per accrescere ulteriormente il valore proprio in funzione di quelle decisioni.
La mappa del potere economico di Milano, insomma, vive anni di grande effervescenza.
MF-Milano Finanza, almeno parzialmente, ha provato a tracciare gli spostamenti milanesi negli ultimi anni, dal Covid a oggi, delle big di diversi settori, dalle banche alle telecomunicazioni, dalla tecnologia alla moda e il lusso.
La tendenza generale è di favorire edifici di alta qualità, con classi energetiche elevate e spazi ampi in cui realizzare anche aree comuni per i dipendenti.
Non solo le più tradizionali mense, ma anche luoghi di svago e aggregazione, utili anche al team building, o per erogare servizi di welfare come asili e palestre, ricalcando così il modello che era andato affermandosi negli anni prepandemici all’interno delle big tech Usa.
L’obiettivo neppure troppo velato è di riuscire a dar vita a luoghi di lavoro attrattivi, in grado per quanto possibile di riportare in azienda i dipendenti dopo anni di smart working a singhiozzo che hanno stravolto ritmi e priorità.
La via di mezzo individuata dai datori di lavoro è una sorta di presenza alternata in ufficio, soluzione che diventa così imprescindibile per definire le dimensioni delle nuove sedi e gli spazi da destinare a finalità alternative rispetto a quella di contenere scrivanie e sale riunioni.
Altro elemento cruciale per attrarre i dipendenti in ufficio consiste nel disporre di location ben servite dai mezzi pubblici, in modo da ridurre quanto più possibile i tempi quotidiani per gli spostamenti da e verso casa.
Da un solo centro, insomma, Milano sembra essere diventata una città multi-polo, almeno dal punto di vista degli uffici.
L’apripista, raccontano gli operatori del settore, è stato il quartiere di Porta Nuova, area che combina le esigenze delle grandi aziende e di cui Coima è stato il regista.
Tra le big nell’area ci sono quelle ormai longeve: da Unicredit, Bnp Paribas e Nike, fino alle grandi della tecnologia Google, Microsoft e Samsung.
Negli ultimi anni si sono aggiunte le società di consulenza come Accenture e Kpmg (che entrerà realisticamente entro un paio di anni, in un affare che ha coinvolto anche Dils come advisor), la neonata Isybank, gli uffici direzionali di Bper e una realtà in forte espansione come Bending Spoons.
Successivamente è stata la volta di CityLife, il cui completamento è atteso entro fine 2025 con la costruzione di CityWave da parte di Generali e su cui, si sussurrava quasi un anno fa, aveva messo gli occhi Nexi per farne la sua nuova sede.








