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Nicola Zingaretti (ex segretario Pd): «No a una sinistra minoritaria e subalterna»

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«Non ho mai sopportato una sinistra minoritaria e subalterna, che accetta la scorciatoia identitaria del no e del parlare male degli altri per raccattare voti (pratica di cui si abusa in maniera oscena anche al nostro interno)». Queste le parole dell’ex segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che aggiunge «non si può pretendere di essere protagonisti del futuro, senza la consapevolezza della nostra identità e della nostra storia».

«Confermo un giudizio severo contro troppi atteggiamenti legati ad interessi personali e visioni di parte che hanno indebolito la forza e la coerenza del messaggio e di una proposta unitaria del Pd», scrive in un intervento pubblicato sul Foglio. «Mi sono dimesso per dare un colpo, che spero sia servito. È stato utile anche a recuperare uno spazio di iniziativa che una lotta fratricida aveva compromesso. Ma ora attenzione a non permettere che questo stato di cose, producendo implosione politica, agevoli il tentativo in atto di rileggere la storia, occorre rivendicare la nostra funzione: sì, siamo stati noi».

«In questo Paese smemorato, in cui tutto passa e si scolora in fretta, forse è il momento di dirlo ad alta voce: siamo stati noi democratici, in tanti snodi cruciali della storia d’Italia, a mettere in sicurezza il Paese e garantirgli un futuro. Lo abbiamo fatto durante la più grande crisi sanitaria ed economica del dopoguerra, quando l’Italia ha rischiato di essere travolta: e invece ha resistito e si è messa nelle condizioni di rialzarsi, mentre il pensiero populista e nazionalista resisteva in nome di un’idea distorta, egoistica e disumana della libertà: strizzando l’occhio ai No Pass e ai No Vax».

«Siamo stati noi a difendere l’autentica libertà per tutti di tornare a vivere, incontrarci, viaggiare, fare impresa, con il governo che abbiamo sostenuto nei due anni passati, l’Italia ha proposto un modello di lotta al contagio che successivamente è stato adottato in tutta Europa: lockdown mirati, in base all’andamento epidemiologico, regole stringenti di sicurezza, alle quali i cittadini italiani hanno risposto con grande responsabilità, Covid hospital, efficace sistema di tracciamento e monitoraggio».

«Un sistema tutto nuovo organizzato in una situazione di pandemia, la cui efficacia è stata elogiata anche al livello internazionale, dalle istituzioni europee come dai media. E, a proposito del nostro continente, siamo stati sempre noi democratici a ridare all’Italia una collocazione pienamente europeista e soprattutto saldamente atlantista, contrastando la stagione della demagogia e confusione sovranista».

«Fatichiamo, da tempo» aggiunge il governatore del Lazio, «a scegliere un grande progetto nazionale nel quale l’Italia possa riconoscersi e vedersi rappresentata. Le politiche populiste che raccontano e cavalcano i problemi sono più semplici rispetto alle politiche popolari che quei problemi hanno l’ambizione di risolverli. E poi non c’è dubbio di errori ne sono stati commessi molti. Uno per tutti aver contrapposto impresa e lavoro, il tema delle diseguaglianze è la questione democratica».

«C’è chi tra noi ha confuso il “Riformismo” giusto e utile a cambiare i rapporti di forza nella società con il “fighettismo” utile solo a rappresentare i vincitori o con “la riformite” che ha considerato utile approvare leggi a prescindere dagli effetti che producevano Dovremo dunque sciogliere molti nodi, saper tradurre in un nuovo pensiero, in azione concreta, in ulteriori fondamentali conquiste la fiducia che ci viene accordata. Guardando al di fuori dei nostri confini e trasformando le lacerazioni interne in un pluralismo, come ha ricordato il segretario Letta, arricchente e fondato sul merito delle questioni».

E conclude: «Non si può pretendere di essere protagonisti del futuro, senza la consapevolezza della nostra identità e della nostra storia. Soprattutto pensando alla missione fondamentale di questo tempo: creare dopo l’incubo Covid le condizioni per il benessere dei ragazzi e delle ragazze, a cui è giustamente intitolato NextGeneration Eu, la più grande chance di rinascita dell’Italia».

«Ora è tempo di indicare e costruire la via della rinascita, le condizioni le abbiamo costruire in gran parte noi con un’agenda europea che è in gran parte la nostra: green economy, rivoluzione digitale e inclusione per creare lavoro con uno Stato più moderno e la forza delle nostre imprese».

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