«Sono veramente onorato per questa decisione del Campiello. Per fortuna non sono solo e lo condivido con una giuria che stimo molto. Questo premio si muove su un doppio binario. Prima c’è la valutazione della giuria e poi si aggiunge il giudizio popolare di 300 lettori». Ciò «evita le pressioni del mondo editoriale». Così in un’intervista a La Stampa Walter Veltroni, neo-presidente della giuria del premio letterario.
«Quest’anno terribile», spiega Veltroni, «non è poi forse stato tale per il mondo dei libri. La gente ha letto di più, ha consumato più storie, visto più film tra le pareti domestiche per supplire all’assenza di vita reale. Il governo, fra l’altro, in certi periodi del lockdown ha tenuto le librerie aperte. E spero che quando si tornerà alla normalità venga varato il provvedimento che consentirebbe ai punti vendita di libri orari senza limite alcuno. Come le farmacie. I volumi devono essere le nostre medicine, sempre a portata di mano».
Rispetto alle politiche culturali, afferma, il governo «si muove nella direzione giusta. Per esempio la forte promozione offerta agli scavi di Pompei. Ritengo che in questo momento i principali compiti del governo siano due: sostenere l’industria culturale in tutte le sue espressioni e impegnarsi nella tutela dell’immenso patrimonio artistico italiano». Nostalgia della politica? «Per nulla, anche se sono contento di aver vissuto quella lunga e ricca esperienza. In me non è venuto meno l’impegno civile e la passione politica, ma non è più tempo di incarichi di governo e di partito». Il suo nome era circolato per il Quirinale ma anche per la direzione editoriale del Corriere della Sera: «Sono molto appagato dai miei attuali impegni culturali».
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