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[Viaggio nelle Città] Urbino, tesoro culturale millenario: ripartirà dal turismo, dall’Università e dall’Agricoltura

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Urbino, 13.500 abitanti, a 485 metri di altezza, conserva intatto il fascino di uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano. Sin dall’epoca romana ebbe la classificazione di città fortificata. Infatti, per la sua posizione in un’area appenninica strategica, fu dotata di mura solide.

La famiglia Montefeltro ha legato la sua importanza storica a tale città e nel loro periodo nacque l’università ed i contatti fervidi con la cultura italiana del XV° secolo.

L’Osservatorio Riparte l’Italia, per parlare di Urbino, ha consultato il presidente della locale Pro Loco, Nicola Betti

Presidente può raccontarci la sua città?

Urbino ha una storia millenaria: fiorente municipio romano, poi vivace comune medievale e quindi capoluogo della potente signoria dei Montefeltro, che raggiunge l’apice nel Rinascimento sotto il ducato di Federico e dei suoi successori. Nei secoli successivi, importanti sono le eredità lasciate dalla famiglia Albani nel ‘700 e da Carlo Bo nel secolo scorso con l’università oggi intitolata a lui. Tutte queste epoche hanno lasciato delle testimonianze concrete, dei palazzi, delle chiese, delle opere che fanno la fortuna di una cittadina piccola ma sproporzionatamente ricca di monumenti. Dal 1998 è Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Oggi Urbino è una cittadina tranquilla, a misura di studente e basata su tre pilastri principali: il mondo universitario, il turismo e l’agricoltura con le sue numerose aziende che puntano sul biologico.

Quali ripercussioni ha avuto la pandemia sulla vita legata alla sua arte?

Dall’anno scorso purtroppo la città ha subito un enorme contraccolpo: l’università ha adottato la didattica a distanza per cui quasi tutti gli studenti sono rimasti a casa. Fatti salvi i mesi estivi, il turismo è stato completamente fermo. L’economia si sta pian piano rimettendo in moto solo in quest’ultimo mese, con le recenti riaperture. Fino ad aprile, i musei cittadini e le attività di artigianato sono stati sempre chiusi, Urbino era deserta.

Presidente, può formulare delle proposte utili alla ripartenza nel campo del patrimonio artistico di Urbino?

Come Pro Loco ci stiamo attivando in sinergia con l’amministrazione comunale e altre realtà del territorio per contribuire alla ripartenza. Abbiamo in programma l’estensione degli orari d’apertura dell’ufficio informazioni; vogliamo tenere aperte alcune piccole chiese normalmente chiuse per incrementare l’offerta turistica; organizzeremo alcuni eventi lungo l’estate. Sicuramente tutto ciò non basta, occorre che le istituzioni facciano maggior promozione del ‘brand Urbino’ e che gli esercenti facciano il possibile per tenere sempre aperto. Solo così potremo lasciare un ottimo ricordo in chi viene e far sì che il passaparola faccia la sua parte.

Come vede Urbino tra dieci anni. Qual è il suo auspicio?

Spero che sarà una città in cui gli abitanti anziché calare aumentino; una città ancora più bella e meglio tenuta di oggi; una città con i musei, i negozi e i ristoranti aperti tutti i giorni a orario continuato. Una città con un turismo slow ma che attiri più categorie di viaggiatori. Una città con delle vere e proprie imprese che creino lavoro col turismo. Una città anche più gentile verso l’ospite.

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