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Francia, la “Generazione Rabbia” protesta contro un Paese in crisi | L’analisi

Debito record, scuola allo sbando, sanità in affanno. E la risposta del governo è la repressione. Lo scrittore Tahar Ben Jelloun, su la Repubblica, racconta la protesta dei giovani francesi

La Francia attraversa una crisi profonda, politica, economica e culturale, e sembra non sapere come uscirne.

È l’analisi che lo scrittore Tahar Ben Jelloun affida alle pagine de la Repubblica, in un intervento dal titolo eloquente: “La rabbia corrode i valori francesi”.

I numeri descrivono un Paese in difficoltà.

Secondo quanto riportato da la Repubblica, la Francia è il terzo Stato più indebitato dell’Unione europea, dopo Grecia e Italia, con un debito di 3.595,5 miliardi di euro, pari al 119 per cento del Prodotto interno lordo.

A questo si aggiungono l’ascesa dell’estrema destra, che i sondaggi danno in vantaggio in vista delle presidenziali, e problemi strutturali irrisolti: nella pubblica istruzione si sono avvicendati cinque ministri in tre anni, mentre la sanità continua a peggiorare tra carenza di medici, attese fino a tre mesi per una visita specialistica e personale ospedaliero sottopagato.

A dare voce a questo malessere sono soprattutto i liceali.

Scesi in piazza contro la mancanza di insegnanti, mal retribuiti, contro il declino della qualità dell’insegnamento e contro l’indifferenza del governo, si sono dati un nome: la Generazione Rabbia.

La risposta dell’esecutivo, scrive Ben Jelloun su la Repubblica, è stata tutt’altro che il dialogo.

Il governo ha schierato migliaia di agenti che non hanno esitato a usare manganelli e lacrimogeni contro gli adolescenti: un quindicenne ha perso una mano per l’esplosione di un candelotto.

Tra i manifestanti si sono infiltrati anche gruppi violenti, estranei al movimento, che danneggiano e incendiano ciò che trovano.

Ma per l’autore l’errore decisivo è stato quello del ministro dell’Interno, che ha privilegiato la repressione al confronto.

Il movimento intanto si allarga a tutto il Paese, mentre il presidente resta in silenzio.

Ben Jelloun richiama in proposito una celebre frase dell’ex presidente Jacques Chirac: “La casa brucia e si guarda da un’altra parte”.

Alla radice della protesta c’è una disperazione reale.

I ragazzi hanno la sensazione che gli studi non permetteranno loro di trovare un lavoro, e la fiducia è venuta meno.

Un docente, citato nell’articolo de la Repubblica, ha spiegato al settimanale Le Point che gli orari sono meno soddisfacenti di un tempo e che molto dipende dall’attuale organizzazione della scuola superiore: dalla riforma del 2019 gli studenti scelgono i propri indirizzi di specializzazione e costruiscono percorsi personalizzati, non più suddivisi in indirizzi come in passato.

Sul piano politico, il partito di Jean-Luc Mélenchon, La France Insoumise, sostiene i manifestanti e partecipa ai cortei, politicizzando un movimento nato spontaneamente, al di fuori di partiti e sindacati.

Le altre forze politiche appaiono invece assorbite dalla preparazione delle candidature per le presidenziali.

Per Ben Jelloun, la Francia soffre per la sua gioventù: valori e principi si sbiadiscono, il rispetto per i professori è scomparso, l’autorità di genitori e insegnanti non ha più effetto.

Anche i dati internazionali confermano il quadro: secondo gli ultimi risultati dell’indagine Pisa dell’Ocse sugli studenti di 15 anni, riportati da la Repubblica, la Francia si colloca al ventisettesimo posto, mentre in testa c’è la Cina.

Il morale è ai minimi storici e l’incertezza schiaccia i giovani, le cui prospettive non appaiono rosee.

A suscitare più commenti è stata la violenza della polizia, con scontri sempre più duri e arresti arbitrari tra i manifestanti, quasi una guerriglia.

Alcuni agenti sono rimasti feriti, ammette l’autore, ma la violenza è partita per ordine del ministro.

A pesare sull’angoscia degli studenti c’è anche l’arrivo dell’intelligenza artificiale, che li ha sconvolti più di ogni altra cosa: molti temono che non porterà loro lavoro, ma che al contrario glielo toglierà.

Le manifestazioni, nate pacifiche, hanno poi visto l’arrivo di gruppi violenti, auto e cassonetti dati alle fiamme.

Ma, avverte Ben Jelloun, non bisogna confondere il problema di fondo con il fuoco appiccato ai bidoni della spazzatura.

Si tratta di proteste spontanee, senza leader e senza organizzazione, nate dalla rabbia pura e semplice, che si somma a quella degli agricoltori e di chi deve pagare un litro di benzina più di due euro.

Il secondo mandato di Emmanuel Macron, conclude l’autore su la Repubblica, si chiude così nella violenza e nel furore, nel fallimento e nell’indebitamento.

Il governo non offre risposte alle rivendicazioni dei giovani, ed è l’intero Paese a essere scosso da una gioventù consapevole che il proprio futuro è quanto mai incerto.

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