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Perché la Gran Bretagna continua a mostrarsi accondiscendente verso l’Iran? | L’analisi del Wall Street Journal

Il regime di Teheran progetta attentati sul suolo britannico e non paga alcun prezzo. È la dura accusa che il Wall Street Journal rivolge al governo laburista di Londra in un editoriale dedicato al complotto contro la base aerea di Fairford.

Secondo il primo ministro britannico Andy Burnham, il piano contro la base della Royal Air Force di Fairford e i bombardieri statunitensi B-1 lì stanziati è stato “quasi certamente diretto dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica” (IRGC).

In risposta, il ministro degli Esteri Ed Miliband ha convocato l’ambasciatore iraniano per un richiamo formale e ha sanzionato due agenti iraniani già colpiti da sanzioni americane.

Una reazione che il quotidiano newyorkese liquida con ironia: “questo sì che gli farà paura”.

Il messaggio più forte, osserva il Wall Street Journal, è che la Gran Bretagna resta troppo irresoluta persino per espellere l’ambasciatore iraniano.

È quanto ha fatto invece l’Australia, dopo aver accertato che il regime di Teheran aveva diretto attacchi terroristici contro una sinagoga e un caffè kosher sul proprio territorio.

Eppure anche i britannici avevano scoperto, all’inizio di quest’anno, che un’ondata di incendi dolosi contro la comunità ebraica del Regno Unito era opera dell’IRGC.

Il governo laburista, però, non sembra particolarmente turbato.

A settembre Miliband ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano e gli ha stretto la mano.

La spiegazione ufficiale è che in quell’occasione era stato recapitato un messaggio fermo, ma – sottolinea il giornale – tutti sanno che dichiarazioni di questo tipo non scoraggiano l’Iran.

Al contrario, lo incoraggiano, offrendogli una nuova prova del fatto che può praticare il terrorismo nel Regno Unito senza conseguenze.

Pochi giorni dopo quella stretta di mano, il complotto contro Fairford è andato avanti.

Negli ultimi anni Londra ha convocato più volte l’ambasciatore iraniano, ma secondo il Wall Street Journal queste convocazioni non hanno avuto grande effetto, se non quello di suscitare ilarità a Teheran.

L’Iran, per tutta risposta, ha a sua volta convocato l’ambasciatore britannico.

Miliband ripete che “la Gran Bretagna non tollererà minacce sul proprio suolo”, ma le sue azioni lasciano intendere che farà esattamente il contrario.

Non si tratta di un episodio isolato: come ricorda Kasra Aarabi, direttore della ricerca sull’IRGC presso l’organizzazione United Against Nuclear Iran, “dal 2022 a oggi sono stati sventati più di 20 complotti terroristici dell’IRGC” nel Regno Unito.

Anche Ken McCallum, direttore dell’MI5, l’agenzia di intelligence interna britannica, nel suo rapporto annuale sulle minacce ha avvertito che le operazioni iraniane in Gran Bretagna sono in espansione.

McCallum ha citato gli attacchi contro gli ebrei e le “ambizioni iraniane di colpire obiettivi più difficili”.

Nell’ultimo anno, ha aggiunto, più di 50 persone sono state arrestate in relazione a operazioni legate all’Iran nel Regno Unito, e il complotto di Fairford “non è un caso unico”.

Per una nazione orgogliosa e libera, conclude il Wall Street Journal, tutto questo dovrebbe essere motivo di indignazione.

Eppure la Gran Bretagna continua a ospitare l’ambasciatore del regime iraniano, un’ambasciata pienamente operativa, la sua infrastruttura di soft power e perfino un ufficio speciale della Guida Suprema iraniana nel Regno Unito.

Londra non ha ancora inserito l’IRGC nella lista delle organizzazioni terroristiche, preferendo una designazione più blanda.

Qualunque cosa dicano i laburisti, il messaggio che finora arriva dal Regno Unito è fatto di paura e indecisione.

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