Secondo i dati del Sistema Excelsior rilanciati da Il Sole 24 Ore, tra il 2025 e il 2029 le imprese avranno bisogno anche di 1,6-1,8 milioni di diplomati. Carenza di 33mila tecnici l’anno, mentre per i liceali si profila un surplus di 60mila unità.
Un Paese che perde tra i 110 e i 120mila studenti l’anno a causa della denatalità e che vede ancora oggi 15-20mila laureati scegliere ogni anno di andare all’estero non può permettersi di sprecare talenti.
Eppure il quadro tracciato da Il Sole 24 Ore, in un’analisi firmata da Cristina Casadei e Claudio Tucci, racconta un mercato del lavoro in cui domanda e offerta di competenze continuano a non incontrarsi.
Se è vero che dal 2019 al 2026 circa 520mila ragazzi sono stati “recuperati” in classe, l’altra faccia della medaglia è che il 13,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora: sono i cosiddetti Neet, una quota che sale al 15,6% se si considera la fascia 15-34 anni.
Allo stesso tempo, più di due imprese su tre che cercano personale faticano a trovare i profili necessari.
Le difficoltà riguardano soprattutto le competenze tecniche, indicate nel 55,8% dei casi secondo il Centro studi di Confindustria.
Uno scenario che preoccupa in particolare la manifattura, spina dorsale dell’economia italiana, alle prese con cambiamenti epocali: dall’intelligenza artificiale alla transizione green, che richiedono profili sempre più qualificati, in primo luogo scientifico-tecnologici, come evidenzia un focus di Unioncamere e ministero del Lavoro al centro di Job Evolution.
I numeri del fabbisogno
Nel quinquennio 2025-2029, riporta Il Sole 24 Ore, le previsioni del Sistema di monitoraggio Excelsior indicano che le opportunità di lavoro non mancheranno, ma saranno sempre più concentrate in determinati percorsi di studio e in specifiche competenze, dove è atteso un divario tra domanda delle imprese e offerta.
Complessivamente, il fabbisogno occupazionale nei cinque anni si collocherà tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, di cui il 35,7-37,1% (tra 1,2 e 1,3 milioni di persone) riguarderà personale con una formazione terziaria.
Il fabbisogno annuo di laureati sarà compreso tra 244mila e 264mila unità, a fronte di circa 274.400 giovani formati ogni anno.
Fermarsi al dato complessivo, però, sarebbe fuorviante, perché al suo interno si nascondono forti squilibri tra i diversi percorsi.
Le competenze Stem saranno particolarmente richieste: servirebbero tra 80mila e 86.500 laureati l’anno contro circa 73.400 disponibili, con un gap compreso tra 6.600 e 13.100 giovani l’anno.
Le lauree più richieste
La domanda supererà l’offerta soprattutto per gli indirizzi medico-sanitari (43.400-45.700 richiesti contro 34.300 disponibili, con un gap di 9.100-11.400 unità l’anno), economico-statistici (47.900-52.300 contro 39.600, gap di 8.300-12.700), ingegneria (39.500-42.600 contro 32.100, gap di 7.400-10.500) e scienze matematiche, fisiche e informatiche (13.100-13.900 contro 10.800, gap di 2.300-3.100).
Tecnici introvabili, liceali in eccesso
Anche nei percorsi tecnico-professionali il fabbisogno supererà l’offerta: le imprese cercheranno ogni anno tra 170.500 e 193.700 persone, contro circa 154.200 formate, con un divario tra 16.300 e 39.500 giovani.
Il problema riguarda anche la scuola secondaria, come sa il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che a ridosso di Natale invia alle famiglie una lettera con gli scenari del mercato del lavoro.
Se i trend di iscrizione, che vedono ormai stabilmente oltre il 50% degli studenti scegliere il liceo, non si invertiranno, ogni anno si rischia di avere, da un lato, fino a 110mila posti vacanti tra tecnici e qualifiche professionali e, dall’altro, 60mila liceali disoccupati.
Sempre secondo Excelsior, tra il 2025 e il 2029 le imprese richiederanno complessivamente circa 1,6-1,8 milioni di lavoratori con un diploma di scuola superiore (310-360mila in media all’anno).
Si tratterà in gran parte di diplomati degli istituti tecnici e professionali: annualmente ne serviranno tra 160mila e 186mila, ma a tassi di iscrizione invariati il mercato ne troverà solo 153mila.
La carenza di lavoratori con diploma tecnico o professionale potrà quindi oscillare tra 7mila e 33mila unità l’anno.
A soffrire di più saranno gli ambiti meccanico, meccatronico ed energetico, non a caso i più coinvolti da Industria 5.0: le imprese richiederanno tra 19mila e 22mila di questi profili, ma dai percorsi scolastici ne usciranno appena 9mila circa ogni anno.
All’opposto si collocano i licei.
Nello stesso periodo, i posti di lavoro da coprire con un diploma liceale sono stimati tra 25mila e 30mila l’anno.
Un dato in linea con la tendenza prevalente dei liceali a proseguire gli studi all’università: su dieci ragazzi iscritti agli atenei, sette provengono da un liceo, due da un istituto tecnico e uno da un professionale.
Non sorprende quindi il surplus di offerta: tra classico, scientifico, scienze umane e gli altri indirizzi si stima una richiesta annua tra 12.800 e 14.900 giovani, a fronte di un’offerta di 74.200.
In pratica, circa 60mila potenziali disoccupati ogni anno.
La voce di Unioncamere
“Il capitale umano del futuro sarà sempre più il risultato di una combinazione di competenze: conoscenze tecniche e digitali, capacità di leggere e utilizzare i dati, familiarità con l’intelligenza artificiale, ma anche autonomia, problem solving, collaborazione e capacità di adattamento”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, citato da Il Sole 24 Ore.
“In un mercato del lavoro in rapida trasformazione, scuola, università, Its Academy, formazione professionale e formazione continua non possono più essere tappe separate, ma devono diventare parti di un unico sistema di apprendimento permanente, capace di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita lavorativa.
È anche da questa capacità di apprendere e rinnovarsi che dipenderà la competitività del nostro sistema produttivo”.
Le risposte del governo
Per affrontare la situazione, il governo Meloni ha lanciato un maxi piano di potenziamento delle discipline Steam (con l’aggiunta della “A” di arte) nei programmi scolastici, e da settembre è divenuta ordinamentale la nuova filiera formativa tecnologico-professionale, il cosiddetto modello 4+2: quattro anni di scuola superiore più due anni negli Its Academy.
L’obiettivo è avvicinare la scuola al lavoro, travolto dalle nuove tecnologie, a cominciare dall’intelligenza artificiale.
Secondo le ultime rilevazioni Excelsior, il 12,4% delle imprese utilizza tecnologie legate all’AI: una quota che sale al 47,5% nelle aziende con 500 dipendenti e oltre, e scende al 14,8% nelle piccole imprese (10-49 dipendenti) e al 9,9% nelle microimprese (1-9 dipendenti).
La dimensione demografica renderà il tema ancora più rilevante.
In una fase di riduzione della popolazione in età lavorativa, conclude l’analisi de Il Sole 24 Ore, la capacità di utilizzare le tecnologie digitali e l’AI si intreccerà sempre più con l’esigenza di valorizzare il capitale umano disponibile e di accompagnare i lavoratori nei cambiamenti delle attività e dei ruoli.
E in questo percorso formazione e politiche attive saranno decisive.








