Il 2023 ha segnato per l’Italia un significativo recupero del traffico passeggeri, “trainato da destinazioni turistiche, superando i livelli pre-pandemia e dimostrando una maggiore resilienza rispetto alla media europea, dove persistono segnali di incertezza anche nel 2024”.
In particolare, soltanto 3 dei principali 25 aeroporti italiani risultano ancora al di sotto dei livelli di traffico pre-Covid del 2019.
Questo trend è accompagnato da una ripresa significativa anche in altri Paesi mediterranei come Portogallo, Grecia e Spagna.
È quanto rileva la XVIII Edizione del FactBook 2024, l’osservatorio che approfondisce lo scenario europeo del trasporto aereo, realizzato dal centro Iccsai Transport and Sustainable Mobility dell’Università di Bergamo e presentato a Firenze.
Lo studio, dal titolo ‘Europa cercasi?’ fa una fotografia sullo stato dell’arte di domanda e offerta, rotte, tariffe, evoluzione delle regolamentazioni, vettori e gestori aeroportuali.
A livello internazionale, la connettività mondiale sta progressivamente recuperando rispetto al 2019, con una forte ripresa dei principali hub europei come Londra Heathrow, Gatwick e Francoforte.
A livello complessivo, si osserva, però, una perdita di competitività degli aeroporti europei verso alcuni scali, tra cui Istanbul, Medio Oriente e Stati Uniti.
Questa dinamica è in parte influenzata dalla guerra in Ucraina e dalle differenti modalità di ripresa post-pandemia.
La mobilità diretta intercontinentale in partenza dall’Italia mostra invece segni di ripresa, con un miglioramento rispetto a Francia e Germania, pur non avendo ancora raggiunto i livelli del 2019.
Dall’analisi emerge poi che il mercato delle low cost sta sperimentando una riduzione sia in Europa (al 48,3%) sia in Italia (al 59,8%), come possibile effetto della saturazione nel periodo post pandemia.
Sul fronte della mobilità domestica, mentre in Germania e in parte in Francia si nota una crescente propensione a favore dell’alta velocità ferroviaria a scapito dei voli interni, l’Italia ha visto uno sviluppo robusto del traffico aereo nazionale.
La qualità del network intra-europeo, tuttavia, rimane inferiore rispetto ai livelli pre-pandemia, con una riduzione delle frequenze e delle connessioni negli aeroporti intermedi, limitando la possibilità di viaggi di andata e ritorno in giornata.
Infine, il traffico merci in Europa ha subito un calo anche nel 2023, con una possibile inversione di tendenza prevista per il 2024.
In Italia, il settore cargo ha registrato risultati superiori alla media europea, con una crescita sostenuta soprattutto dall’aeroporto di Roma Fiumicino, dopo un lieve calo registrato nel 2023.
Tuttavia, vi sono ancora forti differenze tra i vari scali, con dodici dei primi venticinque aeroporti italiani che rimangono al di sotto dei volumi di traffico merci pre-pandemia.
“Il trasporto aereo europeo – che è stato escluso dal PNRR nonostante sia pienamente coinvolto su alcuni capisaldi quali la green e la digital transition – è esposto a una molteplicità di fattori esogeni quali la diffusione delle nuove tecnologie, la continua crescita e concorrenza dei nuovi hub del Medio Oriente e la geopolitica, che rappresenta sempre più un rischio sistemico”, ha affermato Stefano Paleari di Iccsai.
E ha proseguito: “In questo scenario, il settore del trasporto aereo per contribuire alla costruzione di un’Europa unita e prospera deve dotarsi di una nuova narrativa che sia basata su una migliore conoscenza di ciò che avviene attorno al settore e un approccio sistemico e non di categoria”.
“Siamo particolarmente onorati di essere riusciti a ospitare la presentazione dell’Osservatorio del centro Iccsai che ha il pregio di offrire una visione privilegiata sullo scenario europeo del trasporto aereo e rappresenta, di conseguenza, uno strumento particolarmente utile per orientarsi nel mercato per gli operatori del settore e, nello specifico del nostro Gruppo, per le società di gestione aeroportuale”, ha affermato l’amministratore delegato di Toscana Aeroporti Roberto Naldi.
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