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Manovra da 23,5 miliardi: priorità alle famiglie, 5 miliardi chiesti alle banche | I dati del Documento programmatico di bilancio

Sul taglio dell’Irpef per il ceto medio decide Bruxelles. L’Abi frena: “Il contributo non è stato concordato”

Vale 23,5 miliardi di euro l’ultima legge di Bilancio della legislatura, un miliardo e mezzo in più rispetto a quella dello scorso anno.

È quanto emerge dal Documento programmatico di bilancio (Dpb) trasmesso alla Commissione europea e alla Camera, di cui dà conto Libero.

Ma il quadro definitivo della manovra dipenderà da Bruxelles: solo quando sarà chiaro quanta flessibilità verrà concessa all’Italia, il governo potrà chiudere la partita.

I numeri

Secondo quanto riportato da Libero, il documento prevede 14,4 miliardi di spesa in deficit nel 2027 per difesa ed energia, 5 miliardi destinati a famiglie e welfare e 3,3 miliardi per le imprese.

A questi si aggiungono 2,4 miliardi per il Servizio sanitario nazionale e oltre 3 miliardi per le infrastrutture.

Nel pacchetto per le imprese rientra anche l’iperammortamento, che verrà prorogato e rafforzato.

Sul fronte della crescita, gli investimenti dovrebbero spingere il Pil reale allo 0,8% nel 2027 e allo 0,9% nel 2028, contro lo 0,6% e lo 0,8% stimati in precedenza.

Il nodo delle banche

A far discutere è soprattutto il contributo di 5 miliardi atteso dal settore finanziario.

Come ricostruisce Libero, l’Associazione bancaria italiana (Abi) ha fatto sapere per vie non ufficiali che, pur restando favorevole all’intesa per destinare 10 miliardi in tre anni al governo, la cifra indicata nel Dpb “è arrivata senza alcuna previa negoziazione e senza preavviso” e “senza specificare come sarà diviso l’onere fra banche, assicurazioni e altre società del comparto”, dal momento che il testo fa riferimento in modo generico al “settore finanziario”.

Anche dentro la maggioranza le posizioni non sono del tutto allineate: Lega e Fratelli d’Italia sono favorevoli, Forza Italia più prudente.

Lo stesso leghista Claudio Borghi, tra i più duri sul tema, mantiene un cauto ottimismo: “Vedremo… per ora mi sembra un segnale positivo”.

Scontro politico

Dall’opposizione Francesco Boccia (Pd) ha parlato di “certificazione del fallimento del governo Meloni”.

Secca la replica di Giorgio Salvitti (FdI), riportata da Libero: “Prendi solo i dati che ti fanno comodo, confrontali solo con i Paesi che ti convengono, nascondi quelli positivi della tua nazione, confeziona un bel comunicato stampa in cui descrivi l’apocalisse economica alle porte. Ecco il metodo del capogruppo Pd al Senato”.

Soddisfatto invece il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che guarda all’iperammortamento: “Mi fa piacere che si pensi ancora all’iperammortamento che è necessario. Oggi dobbiamo far crescere le piccole e le micro imprese su cui abbiamo un problema generazionale e di produttività. Quindi abbiamo chiesto una norma fiscale per fare aggregazioni”.

Il fisco resta in sospeso

Il vero punto irrisolto, sottolinea Libero, resta il fisco.

Sarà decisiva la posizione della Commissione europea per capire se si potrà intervenire sulla riduzione dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro: servirebbero circa 2,7 miliardi, ma al momento ne sono stati previsti 2,1.

Restano dubbi anche su altre misure simbolo della maggioranza: l’estensione della flat tax fino a 100mila euro, cavallo di battaglia della Lega, e gli sconti fiscali per gli under 35 cari a Forza Italia.

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