Il metodo di valutazione del Cts è troppo complicato e poco aggiornato: bisogna cambiare. Così Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica cercano di spiegare le falle dei ventuno indicatori per stabilire il grado di rischio delle Regioni italiane, in questa seconda ondata.
«I colori delle Regioni sono stabiliti da un processo decisionale complicatissimo definito dal decreto del 30 aprile, con ben 21 indicatori diversi e un ‘algoritmo di valutazione di probabilità e indicatori rilevanti per la fase di riferimento’ che spaventa chiunque voglia cercare di capirlo».
Una difficoltà prima di tutto numerica, già analizzata dai due economisti negli scorsi giorni dalle colonne del quotidiano del Gruppo Gedi.
«Qualche giorno fa abbiamo sostenuto su queste colonne che 21 indicatori sono troppi, per almeno quattro motivi. Nessuna organizzazione può prendere una decisione sulla base di tanti indicatori; molti di essi non hanno niente a che vedere con i due obiettivi di una situazione di emergenza, e cioè rallentare i contagi ed evitare il collasso del sistema sanitario; molte Regioni non sono comunque in grado di fornire questi dati; se arrivano, i dati sono spesso vecchi, e quindi fuorvianti per stabilire la situazione attuale, oppure c’è il sospetto che siano, diciamo così, “affrettati”».
La speranza è quella di una revisione di questi parametri, così come parrebbe essere nelle intenzioni del Comitato Tecnico Scientifico.
«Forse alla luce di queste complessità, il Cts sembra intenzionato a rivedere questo metodo. Il documento del 9 novembre, di cui oggi dà conto questo giornale, pur in un linguaggio non cristallino (“riconsiderare la valenza degli attuali 21 indicatori”) sembra finalmente interrogarsi sull’utilità di alcuni indicatori. Bene. Il documento prospetta però anche “la possibilità di rivalutare il peso relativo dei singoli indicatori in base alla situazione oggettiva delle singole Regioni”, il che sembra suggerire (anche in questo caso il linguaggio è a dir poco criptico) la possibilità di cambiare i pesi dei diversi indicatori, e quindi il loro stesso numero, a seconda della Regione e della situazione. Un errore gravissimo, perché vorrebbe dire “liberi tutti”».
La conclusione di Boeri e Perotti è dedicata al famoso, ormai, indice Rt.
«Un’ultima considerazione. Nell’ultimo monitoraggio tutte le Regioni, eccetto il Molise, risultano attualmente ad alto rischio, quindi il colore dipende solo da Rt. Riporre tanta responsabilità sulle spalle di Rt è rischioso. Come abbiamo scritto tante volte, le stime di Rt sono ottenute con procedimenti molto complicati basati su molte ipotesi soggettive, e hanno una grande incertezza statistica. L’Rt può aiutare se si osserva un trend chiaro per un periodo di tempo di parecchie settimane, ma far dipendere tutto da questa misura, come di fatto sta avvenendo ora, è un errore».
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